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Silvia Trabanelli

i miei
interessi. amo teatro cinema arte lettura scrivere
poesie e fiabe per bambini
GOCCE

Lente cadono le gocce
baciando ad una ad una le tegole della casa
baciando le foglie
che ridendo scrollano gocce di perla sull'erba
sferzate di brezza e di tiepido sole.
S'ode un canto a lenire perdite care.
Gl'uccelli cantano e le gocce tacciono
mentre il sole fa capolino tra nembi imbronciati.
Il mio spirito rivolto ad assaporare odori,
la natura sciala colori.
I sogni chiedono rendiconto al cielo
per non essere stati ascoltati
lasciati al gelo.
28 giugno 2009
UN' INSOLITA SERATA
2
Miriam spense il computer, spense le luci,chiuse la porta dell’ufficio e s’avviò per il lungo corridoio che portava all’ascensore.Anche quella sera, aveva fatto tardi pensò .Guardò l’orologio che aveva al polso,segnava le 22.
Era molto stanca, gli occhi le bruciavano per le troppe ore trascorse davanti al computer.
Doveva finire un articolo sullo scandalo del giorno: un’implicazione di un alto dirigente d’industria e un fattaccio di pedo- pornografia. Spinse il bottone che la portava al piano terra.
Si trovò sulla via Roma dove aveva l’ufficio. Torino era particolarmente fredda in quella serata di fine febbraio Alzò il bavero del cappotto e s’incamminò verso il parcheggio dove aveva lasciato la sua macchina. Aveva cinquecento metri da percorrere prima di arrivare in piazza S.Carlo .Mai come quella sera le sembrava una distanza chilometrica.
Devo proprio cambiare vita, pensava, affrettando il passo.
Da quando si era separata da Giulio, i suoi giorni li passava al lavoro trascurando, oltre che sé stessa, anche i rapporti sociali. L’unico che la capiva era Marco,amico di sempre. Marco,giornalista di fama, suo collega, era presente ogni volta che lei aveva bisogno. Quando si era separata da Giulio lui le fu molto vicino, con consigli affettuosi e facendole molta compagnia.
Accese il motore e la macchina partì. Percorse via Vittorio Alfieri,al semaforo svoltò a sinistra in via dell’Arsenale e giunta in corso Vittorio Emanuele II° , passò il fiume Po sul ponte Umberto I° recandosi verso casa.
Una villetta sulla collina prospiciente il centro cittadino .Non vedeva l’ora d’immergersi nella vasca da bagno e rilassarsi. Voleva stare nella vasca calda cosi poteva pensare e poltrire tranquillamente.
''''Quei fari sono troppo alti pensò, ''danno proprio fastidio''.
Mise il piede sul freno, per rallentare la corsa, 'Cosa sta succedendo'. Forse c’è un incidente.
Fu costretta ad arrestarsi, perché al centro della mezzeria c’era una macchina ferma con luci accese e il cofano fumante. Anzi, guardando meglio, aveva il paraurti anteriore completamente sfondato.
Tutto fumava. Accostò e scese. Mentre s’avvicinava alla macchina ferma, ebbe un attimo di paura.
Fu solo un attimo,perché era tardi per qualunque altra decisione. Era arrivata vicino all’auto,ma non vide nessuno.
Guardò tra i vetri mezzo sfondati, non c’era nessuno.
'Che diavolo sta succedendo' disse tra sé.
Decise di chiamare col cellulare il pronto intervento .Sentì un lamento umano, aguzzò la vista,fece il giro attorno alla macchina e vide tra le due ruote dell’auto un uomo con la fronte sanguinante.
Era seduto e si teneva con una mano la fronte.
-Cos’è successo?- chiese Miriam rivolta al ferito.
‘’Ho ucciso un uomo ’’rispose’’. Là, giù dalla scarpata. Non l’ho visto ‘’.
L’ uomo perdeva sangue vistosamente dalla ferita che aveva alla fronte .
‘’Cosa vuol dire giù dalla scarpata ’’si chiedeva cominciando ad inquietarsi .
‘’Mi è apparso davanti all’improvviso’’ disse ancora l’uomo.
La mente di Miriam cominciava ad avere dei brutti pensieri,come colta da un colpo di genio pensò ’’ chiamo la polizia e l’ambulanza;'' come ha fatto a non vedere ?’’
‘’Ho visto un uomo scaraventato da una macchina che viaggiava davanti a me, la macchina non si è fermata .Io ho cercato di non investirlo. Sono andato a sbattere con un testacoda contro il garde -rail. La mia manovra non è servita ad evitare l’impatto.
Miriam prese il cellulare e chiamò la polizia e l’ambulanza.
‘’Prenda la pila dal cruscotto e guardi giù dalla scarpata se si vede quel disgraziato ’’ disse l’uomo.
Miriam come un automa obbedì .Prese la pila e scavalcò il garde -rail. Vide una scarpata abbastanza percorribile e cominciò a scenderla.
Si avviò sotto il livello della strada,con la pila che sondava un paesaggio arido, con scarsa vegetazione.
La paura era tanta .
Alzò la pila per vedere meglio,intanto le passavano nella mente mille pensieri.
'Guarda in che pasticcio si era messa'. Decise di tornare sui suoi passi pere risalire sulla strada.
' A quell'ora, i soccorsi erano già arrivati sicuramente.' Ispezionò la zona puntando la pila intorno,ma non vide nulla.
Aguzzò la vista per vedere meglio.A pochi passi da lei c’era un cespuglio, Miriam s’avvicinò, e vide un uomo
con la testa tutta insanguinata.
'E’ morto pensò, l’ho trovato!' Per prima cosa decise di scappare: aveva una paura terribile.
Fu però più forte di lei il desiderio di prestare soccorso,e s’avvicino al cespuglio.
Notò che era un ragazzo. Con la pila puntata sul viso del giovane vide che era ferito gravemente.
Non osò toccarlo, disse solo:’’ non ti preoccupare stai tranquillo,sta arrivando l’ambulanza’’.
Non ebbe risposta. E’ morto pensò di nuovo. Tornò sui suoi passi per risalire la scarpata,quando un colpo terribile alla testa la fece cadere a terra priva di sensi.
Si svegliò come da un lungo sonno e, quando realizzò quello che le era accaduto, si guardò attorno e vide che era in una stanza che non conosceva, sdraiata su ad un letto.. Si toccò la testa,perché le faceva un gran male e sentì che era fasciata.
'Santo cielo dov’era finita? Perché si trovava lì? Perchè si sentiva così male?
Questi pensieri balenarono nella sua mente e l’angoscia l'attanagliò di colpo.
Provò a sedersi sul letto, per orientarsi meglio. La stanza era vuota, c’erano solo il letto dove stava lei, una sedia e un piccolo sgabello . Alle pareti nulla. Provò ad alzarsi. La testa le doleva maledettamente, fece uno sforzo e andò verso l’unica porta .
Guardando meglio, notò una piccola finestra ,da cui subito sbirciò. Vide una distesa di campi coperti da una coltre di brina .
Cominciò a rendersi conto che, oltre il dolore alla testa,il disagio che provava era dovuto al freddo che incombeva nella stanza.
Capì che dove lei era costretta, doveva essere una specie di capanna che serviva ai pastori o ai contadini per deporvi gli attrezzi.
Non aveva finito di pensare quando udì dei passi avvicinarsi alla porta.
Un rumore ,un colpo e la porta s’aprì. Davanti a lei stava un uomo con il volto coperto da un passamontagna blu.
‘’Vorrei sapere dove mi trovo ’’ chiese Miriam , ben sapendo che rischiava grosso facendo una domanda di quel genere.
‘’Cara la mia signora , non è lei che deve fare domande , ma sono io”.
“Cosa volete da me! Mi sono fermata sulla strada perché ho visto un incidente . Stavo andando a casa,
avete sbagliato persona sicuramente”.
“ Ah davvero?” incalzò. l’uomo.
Miriam sentiva che l’irritazione dell’individuo cominciava ad aumentare.
Un filo di luce entrava dalla finestra, che andava a posarsi sulle mani nervose dell’uomo.
'Dove diavolo era il ragazzo che lei aveva visto quasi morto dietro un cespuglio giù dalla scarpata?
Miriam era disperata, non riusciva a concentrarsi.
Aveva un freddo cane e la testa poi… Con la forza della disperazione cercò di mantenersi calma e disse: “ per favore lasciatemi andare, io sono solo una giornalista che fa il suo lavoro.
Niente di più, non sono neppure ricca.”
‘’Ah davvero ’’, ripetè l’uomo.
‘’Non voglio danaro bellezza ’’‘’Che diavolo volete allora?E non mi chiami bellezza '' Miriam barcollando, tornò a sedersi sul letto.
‘’Sei giornalista e stai ficcando il naso in cose che non dovrebbero interessarti.’’
La donna era terrorizzata. Fingendo sicurezza e grande coraggio disse:’se non mi lasci andare, presto la polizia sarà qui L’ho chiamata prima, quando mi sono fermata per soccorrere la persona dell’incidente.
Nello stesso momento in cui pronunciava quelle parole, il suo pensiero le rivelava una situazione terrificante: non era prima, ma la sera prima. Era giorno; lei aveva chiamato la polizia e l’ambulanza la sera prima.
Non ebbe il tempo di dire altro,perché l’uomo le si avvicinò con uno straccio nero in mano e le bendò gli occhi.
‘’Andiamo’’ disse con voce che non ammetteva altro commento.
Miriam s’alzò dal letto a fatica Aveva tutto il corpo indolenzito e percorso da un tremore incontrollabile .
L’uomo la spinse verso la porta e, afferrandola fortemente per un braccio, la spinse fuori.
All'esterno brillava una luce spettrale che irrigidì i muscoli già intirizziti della donna.
L’aria frizzante accentuava il suo tremore. ''Questo è un incubo '' si ripeteva,' tra un po’ mi sveglierò e tutto sarà finito ''. La realtà, però, era lì davanti a lei inconfutabile.
Ebbe appena il tempo di realizzare la situazione,era buio assoluto.
’’ Forza andiamo disse l’uomo prendendola per un gomito e sospingendola dentro ad un auto che non aveva visto prima di avere la benda sugli occhi.
Quando l’auto ripartì, per un po’ ci fu silenzio, ma Miriam non sopportava più nulla e, quasi urlando chiese::’’ Allora mi volete dire che cosa volete da me?’’
Per risposta ebbe un ulteriore spintone. Questa volta la mano cercava di farla sdraiare sui sedili posteriori dell’auto.
’’ Si stenda ’’ordinò l’individuo in tono che non ammetteva repliche.’’ Accidenti a voi ’’ gridò la donna.-
''Se starà in silenzio, tutto finirà al più presto ''- replicò l’uomo.
Miriam percepiva che ora gli uomini erano due: uno guidava, l’altro controllava lei.
Decise di non parlare più, anche perché capiva che era inutile. S' affidò al destino.
Per il momento non c’era nulla da fare. L’auto percorreva la strada velocemente e Miriam calcolò a occhio e croce, che era trascorsa più di mezz’ora di viaggio. Cominciò a pensare a quello che era successo la sera prima.
''Se le cose stavano così, lei era stata colpita dal ragazzo che aveva visto ferito vicino al cespuglio, allora era tutto falso:l’incidente, il sangue, la macchina ferma incidentata.
''Ma perché?'' si chiedeva ostinatamente.
Miriam fu fatta scendere , sentì una mano afferrarla per un braccio e sospingerla con forza dentro una stanza.
Percepiva l’interno di questa, dal calore che sentiva. Era l’ unico elemento gradevole da ormai un giorno e mezzo a cui essa s’aggrappò con tutta se stessa. Continuava a stare male, sia per il freddo, sia perchè dalla sera prima non aveva mangiato nulla.
Sentì scoppiettare una fiamma ; pensò ad un camino, anche perché il calore che sentiva era proprio quello dei ceppi che bruciavano. I suoi nervi erano contratti, fece un passo al buio ed urtò contro una porta. Il panico le chiudeva la gola.
Non riusciva ad emettere alcun suono.
Sentì qualcuno che le toglieva la benda. La luce d’improvviso l’accecò. Mise una mano sugli occhi per difendersi dal disagio che le procurava la luce dopo ore e ore al buio. Per gradi le sue pupille si abituarono alla luce,distinse un tavolo, le sedie , in un angolo un camino acceso.
Mise a fuoco la situazione.C'era una persona, che sembrava stesse lì proprio ad aspettare lei.
Miriam aveva paura persino a respirare,aveva la pelle d’oca.
Sentì qualcosa di freddo alla nuca. Quando realizzò, capì che era la canna di una pistola.
Sulla soglia apparve una silhouette, ben definita. della figura di un uomo.
‘’ Siedi ’’ disse , indicando alla sventurata una sedia vicino al tavolo.
Miriam ubbidì sempre più confusa ed impaurita .Ebbe la forza di chiedere ripetendo la solita litania :’’ cosa volete da me?’’
L’uomo che parlò aveva un cappuccio sulla testa, una donna di mezz'età, vestita da cameriera, entrò nella stanza con un vassoio in mano.
S’avvicinò al tavolo e mise il vassoio proprio davanti a lei .
Guardò la cameriera con occhi interrogativi. La figura col cappuccio disse :- Bevi , è caffé caldo.
- Miriam non se lo fece ripetere, prese la tazza con le due mani e la portò alle labbra
Il liquido caldo scese nel suo stomaco. risollevandola, anche perchè non sentiva più la canna della pistola premere nella sua nuca.
''Cara la mia signora, disse l'individuo - lei è una giornalista, scrive articoli davvero interessanti, solo che, in questo momento, ha toccato fatti e argomenti delicati, troppo delicati.
Non è aria per una come te -riprese- passando al tu.
Miriam alzò gli occhi sull’uomo e rispose:’’ Questa è una messa inscena per non farmi fare il mio mestiere di cronista? Scordatevi!’’
Finì di dire questa frase ancora più terrorizzata di prima.'' Ma come le venivano in testa certe idee, proprio non capiva, era proprio stupida, si, stupida. Era il caso di essere più docile, accidenti!
L’uomo rispose:-Avevo immaginato ,anzi lo sapevo che eri un osso duro
– se ''vuoi uscire viva da qui ,devi bloccare l’uscita dell’articolo.''
-'' E’ un’indagine di routine
- disse la donna. E’ tutto nel mio computer. Stavo giusto per finire la stesura; '' poi è il redattore capo che autorizza o meno la stampa.''
''Dubito che ne venga fuori qualcosa se tu non tornerai mai più al lavoro .
- Qualcuno è andato nel tuo ufficio e ha distrutto il microchip.
L’articolo come vedi non uscirà più . Non vedrà la luce mia cara.-
- E’ importante che tutto finisca qui , con la promessa che dimenticherai ogni cosa se vuoi vivere.''-
Era troppo per i nervi contratti di Miriam,che cacciò un urlo: -sono mesi che sto lavorando a quel pezzo; è un fatto importante, è giusto che la cronaca se ne occupi.-
- E’ qui che ti sbagli carina- rispose l’uomo che le si avvicinò sospingendola verso una porta che si aprì. C’erano delle scale che Miriam immaginò portassero in cantina.
-Aspetta- disse la voce dietro di loro. Miriam si bloccò, mentre l’uomo che la spingeva ad alta voce chiese :- Che c’è ora?-
La figura che era vicino al camino, ora senza cappuccio, con un grosso sigaro in bocca,si aggirava per il salotto. S’avvicinò ai due vicino alla scala, piantando loro addosso i suoi grossi occhi da rospo dicendo:-L’accordo era di lasciarla andare,una volta eliminato il microchip.
Possiamo liberarla se non apre bocca.-
Miriam pregò silenziosamente , affinché quell’incubo davvero finisse.
Dunque lei si trovava in quella terribile situazione, perché aveva pestato i piedi all’uomo potente
dell’industria ………..
Ora era tutto chiaro. Per quanto si sforzasse di ricordare, le voci ,che udiva , non le dicevano nulla.
Non conosceva le persone che la tenevano prigioniera, -Eh sì, era proprio così,- era prigioniera.
Si rese conto con angoscia della grave situazione in cui si trovava .
Scorse che in fondo alla stanza,vicino alla finestra,c'era una sagoma nella penombra.
La paura aumentò; come un film , in un attimo, la sua vita le passò davanti.
Aveva un buon lavoro,si era laureata in lettere moderne in tempo da record. Ci aveva messo cinque anni esatti, inclusa la tesi; cosa ritenuta quasi impossibile. Infatti, quando frequentava l'ultimo anno, veniva spesso additata dagli studenti più giovani e da quelli più vecchi fuori corso. Erano davvero in pochi quelli che finivano in cinque anni. Tenendo anche conto del fatto che nel frattempo era anche diventata maestra di musica. All' Università, durante l'anno in cui aveva lavorato alla sua tesi, una tesi di ricerca aveva fatto amicizia con Marco, che frequentava il suo stesso corso di lettere.. Erano ancora amici, lui l'aveva aiutata molto. Marco non suonava nessuno strumento, lei invece suonava bene il pianoforte. Già Marco, chissà se si era accorto della sua assenza... Di solito si sentivano quasi tutti i giorni.... Lui la chiamava, accertandosi che andasse tutto bene....
Quel giorno era il compleanno di Mara, una sua cara amica; dovevano andare a festeggiare tutt'insieme la sera.
''Che ci faceva in quell'intrigo?... Le scocciava molto se la sua vita fosse finita lì
''Dio, se ci sei aiutami ''.
Doveva pensare a come uscire da quella situazione.
Forse una possibilità di uscire indenne da quell’orribile momento c’era.
Azzardò, con un filo di voce ,comunque fingendo una sicurezza che proprio in quel momento non aveva;- Non potete impedirmi di fare il mio mestiere.-
Ancora una volta si diede della stupida per aver aperto bocca ,senza pensare alle conseguenze.
-Non ti proccupare, se farai la brava non ti succederà nulla-. L'uomo la spinse per le scale e Miriam scese con la paura che attanagliava il suo stomaco.
Come lei aveva pensato, si trovò in una cantina, illuminata da una luce fioca...
C'erano cianfrusaglie ovunque. L'uomo, che non la lasciava,afferrandola sempre per il braccio, le indicò una sedia, e le ordinò di sedere.
Quando Miriam prese coscienza del luogo, vide che in fondo alla stanza, vicino ad una finestra, c'era una sagoma che nella penombra non distingueva bene.Era un uomo, comunque,questo si vedeva, con un cappuccio in testa.
Ci risiamo pensò la donna... che succede ora?
Stava per mettersi a piangere , perchè oramai era giunta al culmine della sopportazione.
Non ebbe il tempo di dir nulla, perchè quello che vide, davanti ai suoi occhi, ebbe dell'incredibile. Per poco non svenne....L'uomo si era tolto il cappuccio, avanzando verso di lei, dicendo:- mi dispiace Miriam, ho dovuto farlo, mi serve del denaro, molto danaro. Il gioco... sai...
Non ti preoccupare, non ti succederà nulla Me l' hanno garantito .-
Miriam aprì la bocca, ma non usciva alcun suono. L'aprì e la chiuse ancora per qualche attimo finché la voce uscì: emise un urlo - Marco!!!!!-
S'udì un gran trambusto lungo le scale, e quando Miriam si rese conto di ciò che avveniva, ringraziò mentalmente la fortuna , perchè ancora una volta non riusciva ad emettere suoni . Poliziotti , con le armi in pugno, misero le manette ai due uomini.
- E' finita signora . Per fortuna che la donna delle pulizie del suo ufficio, si è decisa a venire da noi per parlare. Gina, la donna delle pulizie, aveva udito una telefonata di Marco che prendeva degli accordi.
Udì che diceva:- Avete promesso che a Miriam non torcerete un capello.-
Poi, vedendo che lei era sparita, si è fatta coraggio ed è venuta da noi -
-La donna delle pulizie, già, - disse Miriam con una voce che sembrava uscita dall'oltretomba.
Ebbe la sensazione che il mondo le crollasse addosso.
-Sicuramente, appena la vedo la ringrazio ....-
Posso andare a casa e fare un bagno caldo ora?
(dic. 2007)
FUTURO
Entrando nella vita
dove incominciò il respiro
mi trovai sola, così negl'anni a venire.
Futuro ha bilanciato la mia esistenza
tra foreste minacciose.
Invano cercai tane sicure,inciampai in caverne
prive di ripari.
Schianti, rami spezzati e sopra di me
il cielo privo d'azzurro.
Continuai il mio pellegrinare bevendo acqua gelata
tremai di freddo vicino a ruscelli
come un passerotto gettato dal nido.
Gorgheggiai un pochino per non sentire
il rumore del silenzio.
Futuro aspettava in ogni angolo del bosco
non mi lasciava parlare;
sordo mi guardava
io vedevo il divenire deserto.
Tentai un timido gorgheggio
ma in terra d'argilla sprofondai
mentre ascoltavo come in un sogno
il cinguettìo d'un passero.
L'ascolto a lungo prima di sparire
E SONO STANCA
E sono stanca di questo mondo
vuoto
sono sola e combatto mulini a vento
un mondo buio creatomi addosso.
Ferma , priva di attimi senza paura.
Avrei voluto respirare l'aria calda dell'estate
d'inverno l'abbraccio d'una calda coperta
così semplicemente
ho percorso strade sempre in salita
sporcandomi di fango
stremata dalla fatica.
il mio sangue pulsa nelle vene
scaldando il mio cuore orfano.
Nei miei pensieri spunta un ricordo
lo stesso di sempre
un sorriso pieno d'amore
sulle tue labbra
solo per me.
E...sono stanca di questo mondo vuoto
scèvro di calore
senza più la magìa di attimi d'eternità
SETTEMBRE
dorme il vento in cespugli di sangue
fruscianti
dolce un canto
di malinconia
sulle trecce sciolte
della terra
che s'è data
a un bacio violento di sole
inebriante di rose incarnate
vago di promesse
sul labbro dischiuso
dei frutti maturi.
Caligine ambigua di sensi
vanisce
e una luce diffusa
di trasparenze che sanno
ritaglia il profilo
dei tetti
sotto un cielo sereno.
Odore forte
di tutte le cose disfatte.
Una stilla di lagrima
freme
in nere pupille di grappoli
IL TEMPO -2 -
Passa il
tempo uguale
come la prora d'una nave immensa
per acque morte
con appena un fluir di spume grigie
sulle tue tempie di madre.
Nel mio cuore
come il fianco del monte
che par morsicato
da un mostro rabbioso
nel vento notturno,
c'è una frana
di cose innocenti
perdute per sempre
IL LAGO INCANTATO- fiaba -
C’era una volta un lago incantato, naturalmente bello incontaminato…
Il silenzio e la pace vi regnava.
Un giorno una sperduta fanciulla in quel luogo aveva trovato rifugio. In quel luogo provava a ritrovare un po’ di sè. Non aveva più forza per combattere nè la forza di proseguire il lungo viaggio della vita… Era triste, perchè non aveva mai incontrato l'amore.
L'amore era una grazia immensa... che bisognava custodirlo come un fiore, altrimenti sarebbe morto. Era un fiore molto delicato.
Lei però non l'aveva mai incontrato.
Passò di lì la Pazienza che le chiese :''che fai lì tutta sola?'',
Sto aspettando Amore.... son qui al lago da tanto, ma non l'ho ancora incontrato... E' passato tanto tempo. Le mie mani son così fredde che avrei paura di toccarlo
''.…La Pazienza sospirò e disse:'' devi portare pazienza, qualcosa succederà, è qui che lui verrà ''.
E così dicendo la salutò e se ne andò.
La fanciulla pensava che Amore, fosse un fiore rosso, da cui sprigionava tutto il calore del mondo. Sognava una storia d'amore con lui, d’ardente passione. Sognava che finalmente il freddo suo corpo fosse riscaldato e quel lago fosse travolto e il gelo finalmente sciolto. La fanciulla s'accorse però che lo scorrere del tempo, aveva sciupato la sua pelle.
Erano passati anni.
Questo la rattristò ulteriormente.
Passò vicino al lago la Speranza che vedendola sciupata le chiese: ''stai sempre aspettando Amore?'' ''Si disse la fanciulla,ho il cuore devastato.
Ma cosa posso fare?
La mia anima non sopporta più il silenzio di questi luoghi. Forse la mia solitudine , ha ucciso anche i miei sogni''…
''Perchè dici questo ?'' chiese la Speranza.
'Ho sognato troppo,e mi son lasciata morire. Mi son abbandonata troppo alla solitudine ed ad una lunga attesa. Ora mi trovo, puoi vedere da te, come un fiore che sta morendo.'
'Sai perchè mi succede questo?' .
''No'' disse la Speranza.
Un giorno , ero più triste del solito, perchè in sogno m'apparve un bellissimo giovane.… Mi disse di seguirlo… Lo seguii nell'acqua del lago, volevo raggiungere quel suo viso. Era cosi forte e intensa la voglia d'accarezzarlo, di sentirlo vivo sotto le mie gelide dita. Mentre lo seguivo mi chiedevo se l’acqua del lago m’avrebbe uccisa. Ero cosi stanca , e non m'importava più di nulla. Mi bastava sapere che il mio cuore avrebbe riposato accanto a lui.
'Allora!?' chiese la Speranza.
''Non sono riuscita a raggiungerlo. Più camminavo nell'acqua del lago più il suo viso s'allontanava e saliva oltre le nuvole . Ad un tratto sparì, non lo vidi più.'
La Speranza . Guardò la fanciulla e chiese.'' è passato il Tempo di qui ?'
' Non l'ho veduto, so però che è passato' .
'Me ne son accorta' disse la Speranza.
'Oh guarda chi si vede .Buon giorno messere Coraggio qual buon vento la porta a questo triste lago?' 'Son qui per quel triste sorriso' disse indicando la fanciulla. Voglio che quel sorriso, nonostante sia passato il Tempo,diventi luminoso.'
'Che magìa vuoi fare ?'
Chiese la Speranza.
'Devi provare il tuo coraggio egli disse rivolgendosi alla
fanciulla del lago.
'Quel tuo sorriso, nonostante il Tempo passato, dovrà illuminarsi ,devi solo andare da quel giovane ,che si trova in fondo al lago. Lui è Amore, ed ha tra le dita il tuo sorriso.
La fanciulla, non ci pensò che un attimo, poi prese a camminare fino in fondo al lago, fino a che sparì.
Il Coraggio si asciugò una lacrima e se ne andò,seguito dalla Speranza che nemmeno si voltò.
Ora sul lago splende soltanto la luna che assieme a i suoi mille e sottili raggi d'argento e alle stelle custodiscono il segreto di un cuore…
Il segreto di un amore.
LA PRINCIPESSA DAL CUORE DI GHIACCIO
C'era una volta una principessa delle nevi.
Abitava in un castello sopra un monte; di fronte ad altissime montagne piene di neve.
Anche se la principessa aveva il cuore di ghiaccio, non poteva che commuoversi ogni volta che si affacciava alla
finestra del suo castello,e mirava lo splendore delle cime innevate.
Un giorno si affacciò alla finestra, si sporse, guardò giù e vide una vecchietta passare, con un cestino in mano.
‘’Chi sei ?’’ Domandò la principessa.
‘’Sono Ombrina La fata dei ghiacci.’’
‘’Perchè piangi ‘’chiese Ombrina.
‘’Le lacrime scendono da sole, non riesco a farne a meno;
non posso che commuovermi innanzi a tanto splendore.’’
‘’Sei triste però’’.Disse Ombrina.
‘’Si sono triste, perchè non potrò mai incontrare il sole.
Dicono che sia di una bellezza sconvolgente, e che emani .
tanto calore. Il mio cuore si scioglierebbe,morirei. Ho il cuore di ghiaccio’’
’’Sei così giovane e bella’’. Disse fata Ombrina,mi piange il cuore vederti così afflitta.’’
‘’Sono costretta a vivere sempre all'ombra’’, disse la principessa.
‘’Con questo grave problema, non potrò mai avere uno sposo,una vita normale, nessuno si avvicina a me.’’
Il re senza cuore suo padre,rifiutava ogni vicinanza con gli estranei per paura che qualcuno potesse chiedere in sposa Chiarodiluna, così si chiamava la principessa,e così usurpasseroil suo regno. Non faceva altro che denigrare la fanciulla.Diceva:
‘’nessuno mai ti vorrà in sposa, sei brutta, pallida e senza cuore. Nessuno ti vorrà mai.’’
Chiarodiluna si chiudeva nel suo dolore e passava così i suoi giorni.
‘’Che cos'hai nel cestino?’’ Chiese la fanciulla .
‘’Tre noci ‘’. Disse Ombrina. Solo tre noci.
‘’Dove le stai portando? Mi sembrano poche tre noci.’’
‘’Vedi sono tre noci speciali. Ognuna ha un potere magico ‘’
disse la fata.
‘’Tu sei saggia e potente ,potresti aiutarmi. Vorrei uscire dal palazzo di giorno,passeggiare tra le montagne innevate
almeno una volta: Vorrei incontrare il sole; anche se so che poi morirò. Meglio morire, che restare chiusa. Io, non sto vivendo. Mi dicono le mie amiche, che il sole è la ragione e la vita del mondo; dicono che il sole fa germogliare
e fa vivere. Io non ho mai visto tutto ciò.’’
Ombrina ascoltava pensierosa poi disse: ‘’il sole ogni giorno si leva, e tutti gli esseri viventi, si levano con lui,dà loro la vita. Sono davvero rattristata per la tua condizione.’’
Chiarodiluna scoppiò in singhiozzi. dicendo: ‘’aiutami ti prego, se puoi.’’Fata Ombrina disse: ‘’vieni giu, ho qualcosa da darti.’’
Chiarodiluna scese e aprì il portone..
‘’Ecco, queste son noci magiche, ognuna di loro,ti può aiutare. Ti posso dare una sola noce. Sei tu che dovrai scegliere quale. Prima di scegliere, ti dirò i loro poteri.’’
‘’Sei davvero generosa’’.Disse Chiarodiluna .’’Sono ansiosa di sapere’’.
‘’Dunque, una contiene lo spirito della bellezza, l'altra lo spirito della saggezza, e l'ultima,lo spirito dell'amore’’.Così
dicendo la fata estrasse dal cestino che aveva in mano le tre noci.’’ Devi sceglierne una sola.’’
‘’Sono così infelice, che pur di far succedere qualcosa nella mia vita,lascio a te cara fata decidere quale.’’
‘’Bene,allora prima ti dirò quello che otterrai con ognuna di loro.’’
‘’Lo spirito della bellezza, ti renderà ancora più bella in eterno. Non invecchierai mai.
Lo spirito della saggezza,ti renderà buona e giusta; farai cose buone per il tuo popolo che ti amerà sempre di più.
Lo spirito dell'amore ti aiuterà ad incontrare un principe che t'amerà per sempre.’’
‘’Oh davvero!Disse Chiarodilunaì.’’Non ho dubbi: scelgo lo spirito dell'amore.’’
Dovrai recarti al polo .E' là che devi portare la noce che sceglierai. Devi pensarci bene, perchè una volta che hai
deciso , non puoi più tornare indietro.
Ricordati che dovrai viaggiare sempre di notte naturalmente, perchè di giorno il sole ti ucciderebbe.’’
Durante il giorno dovrai trovare riparo. La noce la devi portare al polo, dove c'è il castello del potente mago Cristallo. Lui , se non è troppo arrabbiato, ti aiuterà . Infatti, è l'unico in gradodi poter leggere nel profondo dell'anima.
Sarà un viaggio lungo e difficile. Dovrai attraversare montagne, valli, torrenti in piena superare. tante altre
difficoltà.’’ Sei pronta ad affrontare tutto ciò ?’’
‘’Sono pronta’’.Disse la principessa. Voglio vedere, conoscere, incontrare la vita fuori di qui. Anche se dovrò
morire, voglio andare.’’
‘’Bene, eccoti la noce contenente lo spirito dell'amore, abbine cura.’’
Chiarodiluna ringraziò e abbracciò Ombrina. Mise il mantello sulle spalle, prese un po' di pane e una focaccia e si mise in cammino, visto che stava per scendere la notte. S'incamminò lungo il sentiero. La neve sotto i piedi frusciava e tutt'attorno regnava un silenzio magico. La luna dall'alto con lo sguardo seguiva sorridendo.
Smise di pettegolare con le stelle, guardò verso terra e si commosse, vedendo Chiarodiluna tutta sola camminare
per il bosco.
Chiamò Stellaincantata e le disse :’’vai giu, scendi e vai a vedere cosa sta succedendo alla principessa.’’
Stellaincantata mise la veste incantata e scese sulla terra. Prima però,volle giocare un po'.
Saettò nel cielo facendo giri intorno ad altre stelle che sorridevano al suo passaggio. Lasciava dietro di sè, pulviscoli
d'argento, che illuminavano ogni cosa sulla terra.
Con voce graziosa disse:
’’.Chiarodiluna, sono qui per aiutarti. Dimmi cosa posso fare per te.’’
La fanciulla non riusciva a dire una parola, tanto era l'emozione.Con il fiato sospeso balbettò:’’ Numi dell'Olimpo!
Che miracolo è questo! Tu sei una stella del cielo!’’
‘’Si sono una stella del cielo e mi chiamo Stellaincantata, Mi ha mandato in tuo soccorso la luna. Conosciamo il tuo
problema .Su vieni con me.’’Così dicendo avvolse nel suo manto incantato la sbalordita Chiarodiluna e si librò nel cielo nella notte.
‘’Solo così potrai arrivare prima del giorno,e potrai ripararti. Il polo è molto lontano ‘’.Disse. ‘’Da sola non potresti farcela ad arrivare.’’
‘’E' vero’’.Disse la principessa.
Sorvolarono mari ghiacciati e monti innevati e finalmente arrivarono al castello di mago Cristallo. Stellaincantata disse che avrebbe atteso. Lei poteva bussare e chiedere di entrare nel castello. Il castello era bellissimo,sorgeva in cima ad un ghiacciaio e splendeva al raggio della luna.
La fanciulla bussò al portone e attese Ad un tratto si udirono dei passi e una voce disse: ‘’chi è?
‘’Sono io, sono Chiarodiluna,dovrei consegnare qualcosa a mago Cristallo.’’‘’Che ci fai in giro a quest'ora di notte?’’
‘’Sono arrivata solo ora, perchè posso viaggiare solo di notte.’’
‘’Lo sai che hai rischiato molto .Di notte girano lupi affamati da queste parti.’’
‘’Si lo so’’.Disse la fanciulla.’’Fammi entrare e ti dirò perchè sono qui.’’
‘’Oh, be', mica posso aprire a chiunque, lo capisci vero?’’
‘’Chiedo perdono, vostra signoria,ma sono proprio
disperata.Fata Ombrina, mi ha detto di venire qui.’’
Di scatto il portone s'aprì, e apparve nel suo splendore mago Cristallo. Aveva una lunga barba grigia, e un grosso berretto di lana sulla testa. Era molto alto e Chiarodiluna guardava in su per poterlo vedere in viso, mettendosi anche in punta di piedi.
‘’Ah, bene, ti ha mandato fata Ombrina mia cara amica ;
allora posso farti entrare ed ascoltare ciò che hai da dirmi.’’
La fanciulla estrasse da sotto il mantello la noce contenente lo spirito dell'amore, e la porse al mago dicendo:’’ ecco tieni, fata Ombrina mi ha detto che tu potrai aiutarmi.’’‘’Ah, la mia amica fata.’’ Disse il mago.’’ Potrò aiutarti, però non so se sia un bene per te.’’
‘’Non importa, voglio conoscere il giovane che mi amerà.’’
‘’Bene, lo conoscerai domani. Ora vai a riposare, passerai qui la notte. Domani si vedrà.’’
Chiarodiluna si ricordò di Stellaincantata. lasciata sola fuori dal castello. Ritornò sui suoi passi e la trovò che giocava. Faceva spettacolari piroette, seminando tutt'attorno pulviscolo d'argento, che illuminava le cime bianche delle montagne, facendole sembrare dei bellissimi cristalli fosforescenti.
Si fermò vicino alla principessa dicendo: ‘’hai trovato quello che cerchi?’’
‘’Si disse la fanciulla. Mi fermo qui, domani incontrerò ilprincipe.’’
‘’Sono contenta, allora posso tornare a casa; racconterò tutto alla luna , che si tranquillizzerà. Il tuo problema è risolto Ciao,’’disse.Riprese il suo volo facendo mille piroette andando a sedersi vicino alla luna.
Chiarodiluna si strinse nelle spalle sospirando e rientrò nel castello,dove un buffissimo genio l'accompagnò nella sua
stanza.
L'aurora ormai aveva dipinto il cielo di un bellissimo rosa, quando Chiarodiluna si svegliò.
Corse alla finestra tirò appena la tenda e ammirò quello splendore. Rimase in religioso silenzio, fino a che sentì
bussare alla porta. Andò ad aprire e lo stesso genio della sera prima la salutò e la scortò per le sale del castello, fino a che incontrarono mago Cristallo
‘’Il principe è arrivato’’.Disse.’’Guarda!’’
Chiarodiluna guardò timidamente dalla finestra,e vide un giovane cavaliere a cavallo di un destriero che si avvicinava al castello.
Erano un po' tutti agitati per l'avvenimento che stava per compiersi.
Il genio fluttuano in aria,con capriole e salti sconnessi,andò ad urtare il mago, che gli gridò di stare attento.
la principessa quasi non avvertiva ciò che accadeva vicino a lei, tanto era la sua attenzione per il bel principe a cavallo.
Era molto bello pensò. Si commosse al pensiero di incontrarlo di li a poco.
Nel suo vagare il principe era arrivato come condotto da una mano fatata, al castello.
Aveva sognato che avrebbe incontrato una dolcissima fanciulla, che non aspettava altro d' incontrarlo.
Quando vide il castello, il suo cuore tremò per l'emozione.
Forse il suo viaggio era terminato. Spronò il suo destriero e arrivò al castello d'un baleno.
Non ebbe bisogno di bussare al portone, perchè si spalancò al suo arrivo. Scese dal cavallo e subito il suo sguardo andò ad incontrare quello di Chìarodiluna che arrossì per l'emozione al vederlo
Era giorno oramai il sole faceva capolino ad oriente, usciva dal suo castello, scaldando ogni cosa.
‘’Principessa’’.Disse il mago,’’ il momento atteso è arrivato.
Vieni ‘’le disse,prendendola per mano.’’Tu dovrai decidere la tua sorte.’’
Poi rivolto al principe Rudy disse:’’io ho potuto farvi incontrare, e farvi innamorare. Ora però Chiarodiluna dovrà decidere se vivere con il suo cuore di ghiaccio,o morire al calore del tuo abbraccio.’’
‘’No, per carità, no,’’. Gridò il principe.’’ Verrò io da te, io resterò con te mia principessa.’’
Chiarodiluna non ci pensò su tanto, era decisa, voleva anche per un solo istante conoscere la vita.Volò tra le braccia del principe, che disperato cercava di proteggerla tra le sue braccia.
Accadde davvero un miracolo,perchè la principessa sentì un calore percorrerla per tutto il corpo. Ecco pensò tra sè, sto morendo. E' così dolce, che non m'importa di nulla, E' qui che voglio stare.
Mago Cristallo tossì discretamente e i due giovani si sciolsero dall'abbraccio.
‘’Sono morta.’’Chiese la fanciulla. Si guardò attorno e tutto era come prima, ogni cosa era allo stesso posto.
‘’No, non sei morta’’.Disse il mago’’.E' accaduto il miracolo.
La tua generosità ti ha salvata.’’
‘’La bontà non muore mai Eri pronta a donare la tua vita per un nobile sentimento quale è l'amore.Te l' ho donata la vita donandoti un cuore vero. Così vivrai come tutti gli esseri della terra.’’
La dolce principessa corse ad abbracciare mago Cristallo,piangendo di felicità.
‘’Grazie, grazie buon mago. Ombrina l'aveva detto. Tu sei davvero grande e generoso.’’
Il mago si schernì brontolando. Non era abituato a tante effusioni.’’
La principessa sorrise e gli schioccò un grosso bacio sulla guancia. Corse da Rudj che fuori di sè dalla gioia , la prese tra le braccia e la fece salire sul suo destriero S'allontanarono,cavalcando insieme felici, salutando gli abitanti del castello di cristallo, fino all'ultimo.
Il sole ormai era alto,e sorrideva ai due giovani innamorati.
Piano piano dimmi
parole buone; dimmi
che domani io
vivrò senza più paura;
benedetta sia la terra
dove tu hai tratto linfa
stringo tra le dita
il tesoro della giovinezza,
quando questa è trascorsa,
e arriva la stanchezza
dell'età matura.
Dimmi piano che udrò
i tuoi passi vicino alla
mia porta, così avrò
conforto; il dolore
stenderà le ali, volerà
via, non solo domani
ma per sempre
La
guerra impasta gli uomini di cose.
Hanno sofferto nella carne
lo strazio dei tronchi divelti
dalla granata.
L'anima diventa triste e pesante
nelle rotaie del fango
della retrovia.
I cuori sussultano premuti
contro la terra scavata di fresco
nel fragore della rabbia metallica.
Abbarbicati alla terra
al macigno
alla vita
colle mani artigliate dei morti.
La mano amica
che nell'inferno ha teso
da bere in silenzio
è tutt'uno col ramo d'ombra
nell'ora di sosta.
Nel ricordo s'affacciano sempre
uomini taciturni
fra cose eloquenti
QUANTO
quanto pesano le gocce di pioggia
sulle foglie cariche d'acqua
quanto pesa l'anima mia
dentro ad un cuore solitario
lento trascorre il giorno
mentre la giovinezza
scorre veloce il tempo
della maturità
silvia nov.2007
Sulla tomba aspri rovi
selve di bandiere
e fantasmi
di gloria
un dolore terreno di madre
colla medaglia tra le mani.
Le vene della terra antica
coi solchi e fili d'erba
travolti dal vomere
Nel cielo dell'alba le nuvole bigie
che scendono basse sull'ala del vento
con lembi disfatti,somigliano a vele
d'antichi naufragi nel mare del tempo
uno dorme, uno veglia
Nell'aspro del sasso due sacchi di cencio
due macchie di sporco, di grigio pastrano
uno dorme, uno veglia
La gota scarnita
rischiuma la barba nel mentre che trita
nuvole e pane
Si ferma !
La mano ripalpa la canna gelata....
riprende....
e il cuore rimastica nuvole e pane:
la morte, la vita la morte, la vita.
Lo scoppio rosseggia violento,feroce
e sibila sassi, brandelli sterpaglia....
non mastica più
s'accascia pian piano sull'altro che dorme
'' già l'ora del cambio?! ' '
Silenzio...
'' Perbacco che sonno!...s'è già addormentato ! ''
uno dorme uno veglia
Quando arriva la sera
e l'ultimo sole bacia
la terra, pietre antiche
e luminose s'accasciano
nel tiepido languore.
Il tempo trascorre
pulsano le emozioni
nelle ondate dei ricordi
e quieto riposa
la vita trasporta come il vento
delle lande deserte
davanti a me
gli aliti mormoranti la brezza
di sogni fluttuanti;
luci e baci di sole,coronano
una gioia d\'istinti
attraversano portali dell’anima
in un intima armonia
amore dono prezioso
rifugge l’agonia
Dimmi piano
una parola di pace;
sento ululare nel vento
le mille bocche degli uomini
abbarbicati alla terra
con radici di sangue.
Crosciano i fiumi
tra i macigni ribelli;
s'aggrappano ai monti
affannose le strade,
guatano le lucerne sospettose,
la tenebra.
Tende nella notte i muscoli
il cane alla guardia
ed aspetta.
Mi brucia nel petto la sete
d'una parola di pace d'amore
serena,sommessa
come il respiro stanotte
nel tuo sonno riverso
di riccioli neri.
IL GIORNO E' FINITO
il giorno è finito
il cielo d’inverno
tramonta imbronciato
questa notte non ci
saranno stelle ad illuminare
la speranza
non piango il destino
cieco sordo senza maschera
il glorioso cielo
non vuole lacrime
io son cresciuta
compagna della pena
mai chiesi aiuto al cielo
forse per questo
di lacrime è solcato
il mio cammino
VIANDANTE
Quando più sarai solo
t’aiuterò viandante
alla mia porta bussa
t’aprirò, solo se non sarai
messaggero di sventura
solo se porterai via il penoso
gravame
Non deve vincere l’affanno
placa i sospiri del cuore .
Ovunque ti porterà il tuo
pellegrinare
tieni nel pugno la mia vita
scevra di compromessi
libera d’andare
silvana giugno 2007
FARFALLA
La farfalla libra alta nel cielo
forse non sa il suo nome
non ha pensieri scuri
né posti sicuri a cui tornare
sta alta più di tutti
innalziamoci,
questo
il modo di non
dolersi
5 magg.2007
MACERIE
Accanto alla casa sventrata
le travi imploranti nel cielo
pietà.
Dorme in un sonno pesante
di ruggine e morte
il carro ferrigno.
La testa pesante gli pende di lato.
Un ramo pietoso del vecchio rosaio
l'abbraccia col tralcio bruciato
ma amico.
Un vecchio paiolo riverso
su un mucchio di braccia.
Un vaso di coccio, slabbrato
in una ferita rossigna
che pare che dolga
e ciuffi qua e là di gramigna.
Nel grande silenzio c'è come
un urlo, un crosciare di schianti
un fumido afror di calcina
alle nari
un inferno di spari.
Eppure c'è appena sommesso
un vento leggero
che passa dappresso
e ti sibila appena all'orecchio
una qualche parola maligna
repressa:
vendetta!
A morte vigliacchi:
innocenti!....
e si perde lontano
laggiù tra quegli alberi stenti
con ciuffi sparuti di foglie
sui rami annaspanti nel cielo
stracci di nubi violette.
Intorno è deserto.
Tra le rotaie di fango
insecchite
è nata l'ortica.
Da un mucchio di pietre
lievita come un sospiro profondo...
Nel cuore c'è un risucchio
e un freddo....
è l'acqua laggiù
del fiume deviato
che specchia una lama di luce gelata
nel giorno che muore
CHE NE SARA'
in solitudine dove nessuno
legge i miei pensieri
mi sovviene un ritorno
di parola leggera,
dove
coraggio e verità
di un cuore generoso
mutava il dolore in piccoli
cieli;
guato con ansia il fiume
che trascina il pianto verso
aridi
deserti.
Che ne sarà di questo amore?
La mezzanotte
ha battuto l'ultimo rintocco
si è spento l'ultimo fuoco
la notte recherà
nuove gioie, nuovi timori
Abbraccerò la notte e mi farò accarezzare
seguirò in silenzio il volo
d'un uccello notturno
sola riposerò sull'erica senza
inseguimento.
La notte sarà amica, coprirà
gli anni d'attesa
renderà il sorgere del mattino
vuoto dalla nebbia, senza
il rumore del pianto senza spezzare
il mio canto
Senza voglia
Senza voglia registro
il vuoto degli spazi
cerco rifugio e scampo
inutilmente
in fondo alla strada
gesticola il vuoto.
Riflessa nello specchio
guardo e fisso i
miei occhi senza paura
o peccati da scontare
La mia voce non è
oggi quella di ieri
e domani sarà un'altra
e sempre un'altra
ancora
come il fiume che
scivola lento abbracciando
il mare
trascinando sterpi
corrodendo il labbro
terroso della sponda
gonfiando la vena
del fosso; trascinerò
ricordi ad ogni tramonto
fino a quando il mare
sarà calmo il silenzio
avvolgerà la terra
Avrei voluto
Avrei voluto
essere essenziale
come
ciottoli
coprenti il manto
volevo
cercare il male del mondo
per estirpare le radici.
Fugace
breve
la vita percorsa
da ombre
vaganti
ogni
istante
avanzano
nuove
fronde
lasciandomi
sbigottita
per la
gioia fugace
promesse
mendaci
A
crisalide
mi racchiudo
nel
silenzio, sento l'amaro in bocca
socchiudo il
labbro per dire:
perché
questa tortura?
Lascia ch'io beva fonte,
nel cavo delle mani
ho fretta e già domani
sarò di là del monte
Fonte: 'Perché non vieni coll'anfora antica
Come le donne giù dalla collina?
Perché non resti nella valle amica
almeno un poco ?? Forse domattina
per la tua sete, non troverai niente.
Di là dal monte è brulla la contrada
nei campi non germoglia la semente
e sarai solo tu, il sole e la strada.
Ti sovverrai di me e sarò lontana.
Se tu mi avrai raccolta nell'orciòlo
allora proverai la virtù arcana
della mia linfa,allora, allora solo?
Amica ho già bevuto a cento fonti
in riva al mare azzurro, sorridente
di spume bianche? vuoi che ti racconti?
C'eran nuvole rosse giù a ponente
e vele esili,aguzze,verso il cielo
e son partita.Bevvi in mezzo al bosco
ed era un'acqua fresca come il gelo.
Eran ville e paesi.Non conosco
Il loro nome.So che c'era un alto
cipresso cupo, un casolare antico
un cielo terso del color di smalto,
un viale ombroso, un poggio aulente aprico.
Lascia ch'io beva fonte
nel cavo delle mani
ho fretta, e già domani
sarò di là dal monte.
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