Il sole cala sul mare come sempre
mentre si spegne il giorno della
vita.
… Domani l’oblio sarà quasi totale.
Così mesto e sordo sarà il giorno del trapasso:
… quel dì che prima o poi verrà
.
Solo immagini fievoli e labili ricordi
nella mente della gente che mi ha conosciuto,
oltre ai miei cari.
Le onde ed i flutti continueranno a bagnare i miei borghi
cosi intrisi di pino e salmastro:
… l’odore della vita.
Vagiti e schiamazzi giungeranno ad altri orecchi.
Un’immensa malinconia mi avvolge e mi toglie le forze.
Ma poi, tra voli e stridori di gabbiani,
mi sembra immensamente dolce
diluire e mescolare l’essere tra terre ed acque di quei luoghi.
Placido… il mare muove la sua anima
dentro la tiepida sera che mi avvolge.
Avanzo con passo lento
insieme ai miei pensieri.
Mi cullo nel balenar di luci
per lenire la mia pena.
Or ora lei mi ha congedato;
ma vive e resta il volto angelico dentro di me.
Bella più della sera,
più delle acque che luce e buio specchiano,
…desio dell’animo mio.
Lisciar la calda cresta di Nettuno.
Soffice, silenzioso e muto pensar
che aneli e copri il mio penar,
non giungi a me con lieta novella
per guarire il male,
ma ti adagi dolce su di me
per curar le lacere.
Se non ci fosse mio figlio m’innamorerei di te,
se non ci fosse mio figlio m’innamorerei del tuo sguardo dolce
come un tramonto invernale sul mare di Tellaro.
ti offrirei un valzer tra candele e cigni,
dove l’aria è irrespirabile per come è colma di dolcezza e amore.
…Per poi perdersi nell’oblio di candide lenzuola.
Evanescente e vana
ebbra di mutevoli momenti
in mille sguardi spiritati e assenti.
Fuggi prima che l’inverno ti sorprenda
come uccello migrator inanzi tempo
Nel lieve scalpitio d'un cavallo che fugge
confondendo la sua sagoma scura
tra ombre e riflessi d'un crepuscolo marino
scivola il mio ricordo di quel giorno
interminabile e brevissimo come la felicità e l'amore.
Ti regalavo rose bagnate del mio sangue
e tu mi hai donato chimere
come il tuo sorriso, dolci parole
e l'allegria innocente d'una futura donna.
Ora invano stringo i pugni
per non lasciarmi sfuggire quelle chimere.
Per il mio sogno... velato
nella notte di promesse speranze.
***
II filo interminabile del telefono
lega i nostri tempi distanti.
Un breve momento
in cui le rette delle nostre vite
sono unite.
Scorrono sulla rete
parole, immagini e ricordi,
mentre io intento rimango
a percepire parvenze d'amore.
Pause e toni di voce
oltre l'etimologia.
Fusa la fantasia al bisogno
mi porta con te in paradiso.
« Scivoli a fruscii leggeri
fantasma di scomposta chioma
e dolcemente m'accarezzi il sogno »
Tu…
Così diversa
Così maledettamente dolce
Così scontata…
Così impenetrabile
Ancora di salvezza
Orecchio dei miei affanni
Così pronta a capire
Così pronta ad amare tutti
Così generosa
Così tenacemente chiusa.
…Eppure ci tieni a me
J... ... dimenticata dal tempo,
ricordo soffuso a volte... crudele.
Scrivere per te o scrivere di te.
I tuoi occhi sono sempre gli stessi... profondi.
Il tuo viso s'è smagrito ed allungato
ed il pallore che lo contornava ne è aumentato.
***
Spirito ribelle e fuggitivo
che nell'intricata selva della vita
ti meni
simile al cervo braccato.
Cresciuta in una notte di periferia,
fiorita nell'autogrill dell'autostrada
ed illuminata dalle luci psichedeliche della discoteca,
nella penombra... bellissima.
Salta il grillo nel giardino, sale il bruco il suo gradino per cercare un posticino dove fare un pisolino.
***** Cerca l’ape un fiorellino per gustar nettar divino. Va farfalla e sfiora il pino, tu ricevi un regalino se si posa li vicino coccinella, questo è proprio il suo destino.
A me piace molto parlare con i vecchi, discorrere con loro del più e
del meno attento a non tralasciare d'intendere neppure il più piccolo
velo di una sfumatura, quando loro, i vegliardi, si pongono placidi con
occhi pieni di ricordi a raccontare frammenti di vita ormai accatastati
in una stanza, che ora che la stessa vita glielo permette, più sovente
possono scendere a visitare. Varcare quella soglia soli e silenziosi
girando l'interruttore per illuminare tra la polvere sparsa i loro
ricordi.
Quelli più preziosi, ancora lucidi e scintillanti quasi fossero fatti di
metalli nobili o cimeli di una prestigiosa collezione che molto spesso
viene ammirata e lucidata con cura; gli altri, quelli meno amati o solo
meno vivi, lasciati più in disparte, fuori dal colpo d'occhio che si può
gettare appena varcata la soglia della stanza e già un po' meno lucidi.
Fino poi a scovare con lo sguardo attento della memoria quelli più
impolverati, lasciati lì, in un cantuccio della stanza, semi coperti
dai primi.
Ebbene, dicevo, molto spesso mi soffermo a chiacchierare con loro, i
saggi vecchi. Ma certo non immaginavo che, recandomi nella vicina
cittadella di Sarzana per svolgere alcuni affari, potessi scorgere,
lungo la strada che vi si conduce, una vecchierella, che, a guisa di
spigliata teen-ager, mi domandò un passaggio in auto; o meglio, in
gergo, faceva l'autostop.
Per la verità, il suo gesto era molto differente dal solito pugno
chiuso con il pollice rivolto all'esterno. Ella, infatti, alzò la mano
blanda, con lo stesso gesto che si usa per indicare la fermata
dell'autobus.
Io, superato il primo momento di perplessità, anche perché sospettoso
che la nonna potesse avere urgente bisogno per risolvere qualche
problema, mi fermai e la invitai a salire.
Portava con sé una larga borsa, dalla quale fuoriuscivano tre grosse
forme di pane ed aveva la testa fasciata in un fazzoletto, come era
sovente vedere qualche anno fa e forse ancora oggi, magari solamente in
qualche paesino di campagna. Sul viso segnato e cosparso di rughe
spiccavano due piccoli occhi azzurri.
Mal adagiata sul sedile anteriore della macchina a causa del fastidioso
ingombro che le procurava la borsa, la guardai, mi ispirava un senso di
simpatia misto al naturale rispetto che le dovevo data la sua veneranda
età.
Settant’ otto anni, mi aveva detto, e, tralasciando i solchi che il
tempo le aveva inevitabilmente segnato sul volto e sulle mani, le si
avrebbe dato sicuramente qualche anno in meno; se non altro per la
prontezza del suo parlare o per la giovale vivacità che scaturiva dai
suoi modi.
Io ascoltavo attento cercando di capire il succo di quella preziosa
esperienza.
Poi, come quasi sempre succede, si scese dagli argomenti di carattere
generale a quelli più personali. Pur senza volermi compassionare delle
sue disgrazie, mi confidò che aveva una figlia invalida operata l'anno
prima per un tumore alla mammella e un marito vecchio e logoro a cui,
contrariamente a quanto era successo a lei, la spietata malattia dei
molti anni lo aveva reso incapace di badare a se stesso.
Lei era rimasta l'unico pilastro su cui poteva far conto la disgraziata
famiglia.
Ma non si lamentava di ciò, anzi diceva che la vita le aveva insegnato a
non lagnarsi per tutto il male che può capitare. L'unico rimedio era
rimboccarsi le maniche come sempre aveva fatto quando il dovere di
moglie e ancor più l'amore di madre, l'aveva costretta a lavorare
duramente nelle cave di marmo di Carrara per poche lire al giorno.
Spesso si era ritrovata a girare nelle grandi città, lei umile paesana
nativa di un piccolo borgo in provincia di Carrara.
Si capiva dalla serenità della sua espressione che, lungi da ogni
tentazione di farsi commiserare, era veramente convinta di ciò che
diceva e le sue parole erano vergini di qualsiasi retorica come invece
potrebbe non apparire dal mio racconto.
Poi, come spesso succede tra tanto parlare, un silenzio si insediò
nell'abitacolo dell'auto e le nostre menti si proiettarono a pensare
indipendenti.
Arrivati a Sarzana, ci salutammo cordialmente ed ella mi ringraziò con
la solita semplicità che aveva mostrato durante tutto il nostro breve
incontro.
Ora io mi domando e dico, chi, ascoltando quell'anziana signora ormai
alle soglie della vita, non sarebbe rimasto colpito dalla sua forza,
non le avrebbe invidiato la sua tenacia così come ora io le invidio?
E se per ciò m'è parso giusto raccontare questo episodio, quella
vecchierella, che io probabilmente non rivedrò più, rimarrà nella mia
memoria con la stessa intensità di un ricordo prezioso, lucido e
scintillante e, quando sarò più in là con gli anni, scenderò spesso
nella stanza a visitarlo come cimelio della mia preziosa collezione.
Un giorno, forse proveremo ad entrare di soppiatto nel castello della poesia. Ci accoglieranno con una gran festa. Le dame danzeranno sul tappeto rosso con i
loro cavalieri. Ghirlande e brindisi ci saluteranno mentre saliamo le scale. Giullari e buffoni s'inchineranno a noi e saltando ci omaggeranno di felicità. La sinfonia dell'animo ci penetrerà dentro. *** Procederemo lentamente per mano, ammirati, Io e la mia Poesia. Le stelle saranno catturate dal firmamento per formare estasianti lampadari nel
castello. Solo i sogni potranno entrare in quelle stanze; e come un sogno, il più bello,
svanirà all'alba lasciando nel cuore un oceano di tristezza.
Il profumo di un ricordo si mescola con la malinconia nell'animo.
E' una giornata anomala per fine giugno. Il vento fresco è l'aria frizzante destano ricordi meno tardi primaverili.
La bellezza si stende dalle appurane al mare, attraverso le verdi piane e libera leggera la fantasia.
Una fanciulla che corre sull'asfalto, la schiuma candida di fragorose onde e il profumo di mare che penetra dai finestrini aperti dell'auto fanno godere e gioire di tanta beltà.
Mondo meraviglioso e crudele, perché noi, come le farfalle, solo un giorno potremmo godere nell'eternità.
Pastelli di cera per disegnare la mia vita, pastelli di cera per dare forma alle
emozioni, con colori forti e vivaci o rossi come tizzoni ardenti in quei tramonti che ti soffocano di
malinconia. *** Più sfumati e tenui, confusi nella penombra del crepuscolo. *** Per poi giungere, in un istante tanto breve ( difficile credere sia mai esistito), nel buio totale della notte dove ogni remore di ricordo rimane ancora qualche istante nei cuori dei
cari.