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Marta Niero 

La scrittura è come un demone angelico o un angelo demoniaco...punti di vista sempre variabili

 
 

Marco Raiti

 

 

 

Silloge: Pensieri… sensazioni dell’animo testo dell'opera

 
 

 

 

Essere nel vento ed essere di vento.

Litorali umidi e solitari,
fantasmi sbiaditi d'immagini estive.
Le onde si infrangono sulla spiaggia
spandendo malinconica schiuma.

Essere nel vento ed essere di vento
( l'anima più leggera dell'aria).
Il corpo muta col tempo,
l'anima, se esiste, No.



Vita fulminea.

Ero bambino giocavo e sognavo
in un baleno ho visto l’ombra
di ciò che tutti temono di più.

…Vorrei perdermi in un sogno da fanciullo,
inebriato di menta, pino e ginepro
per poi svegliarmi su fresca erba
in un ricordo eclissato nel tempo.

 

 

 

 Il giorno del trapasso.

Il sole cala sul mare come sempre

mentre si spegne il giorno della vita.
… Domani l’oblio sarà quasi totale.
Così mesto e sordo sarà il giorno del trapasso:
… quel dì che prima o poi verrà
.
Solo immagini fievoli e labili ricordi
nella mente della gente che mi ha conosciuto,
oltre ai miei cari.
Le onde ed i flutti continueranno a bagnare i miei borghi
cosi intrisi di pino e salmastro:
… l’odore della vita.
Vagiti e schiamazzi giungeranno ad altri orecchi.

Un’immensa malinconia mi avvolge e mi toglie le forze.
Ma poi, tra voli e stridori di gabbiani,
mi sembra immensamente dolce
diluire e mescolare l’essere tra terre ed acque di quei luoghi.


 

 
 

P O E S I E  D ' A M O R E ( V E C C H I E  E  N U O V E)

 

 
 

Dedicato ad un sogno.

Placido… il mare muove la sua anima
dentro la tiepida sera che mi avvolge.
Avanzo con passo lento
insieme ai miei pensieri.
Mi cullo nel balenar di luci
per lenire la mia pena.
Or ora lei mi ha congedato;
ma vive e resta il volto angelico dentro di me.
Bella più della sera,
più delle acque che luce e buio specchiano,
…desio dell’animo mio.
Lisciar la calda cresta di Nettuno.
Soffice, silenzioso e muto pensar
che aneli e copri il mio penar,
non giungi a me con lieta novella
per guarire il male,
ma ti adagi dolce su di me
per curar le lacere.

 

 

 Se non ci fosse mio figlio…


Se non ci fosse mio figlio m’innamorerei di te,
se non ci fosse mio figlio m’innamorerei del tuo sguardo dolce
come un tramonto invernale sul mare di Tellaro.
ti offrirei un valzer tra candele e cigni,
dove l’aria è irrespirabile per come è colma di dolcezza e amore.
…Per poi perdersi nell’oblio di candide lenzuola.
 

 

 

 Evanescente e vana.

Evanescente e vana
ebbra di mutevoli momenti
in mille sguardi spiritati e assenti.
Fuggi prima che l’inverno ti sorprenda
come uccello migrator inanzi tempo

 


 

 Scambio di doni

Nel lieve scalpitio d'un cavallo che fugge
confondendo la sua sagoma scura
tra ombre e riflessi d'un crepuscolo marino
scivola il mio ricordo di quel giorno
interminabile e brevissimo come la felicità e l'amore.
Ti regalavo rose bagnate del mio sangue
e tu mi hai donato chimere
come il tuo sorriso, dolci parole
e l'allegria innocente d'una futura donna.
Ora invano stringo i pugni
per non lasciarmi sfuggire quelle chimere.
 

 

 


 

 


Luna d’argento

Per il mio sogno... velato
nella notte di promesse speranze.

***

II filo interminabile del telefono
lega i nostri tempi distanti.
Un breve momento
in cui le rette delle nostre vite
sono unite.
Scorrono sulla rete
parole, immagini e ricordi,
mentre io intento rimango
a percepire parvenze d'amore.
Pause e toni di voce
oltre l'etimologia.
Fusa la fantasia al bisogno
mi porta con te in paradiso.
« Scivoli a fruscii leggeri
fantasma di scomposta chioma
e dolcemente m'accarezzi il sogno »

Tu

Tu…
Così diversa
Così maledettamente dolce
Così scontata…
Così impenetrabile
Ancora di salvezza
Orecchio dei miei affanni
Così pronta a capire
Così pronta ad amare tutti
Così generosa
Così tenacemente chiusa.
…Eppure ci tieni a me


J... ricordo


J... ... dimenticata dal tempo,
ricordo soffuso a volte... crudele.
Scrivere per te o scrivere di te.
I tuoi occhi sono sempre gli stessi... profondi.
Il tuo viso s'è smagrito ed allungato
ed il pallore che lo contornava ne è aumentato.

***

Spirito ribelle e fuggitivo
che nell'intricata selva della vita
ti meni
simile al cervo braccato.
Cresciuta in una notte di periferia,
fiorita nell'autogrill dell'autostrada
ed illuminata dalle luci psichedeliche della discoteca,
nella penombra... bellissima.
 

 

 

Natale 96.

Come l'acqua di un torrente montano
scava la roccia per cercare il suo cammino,
così, Io e Te,
scaviamo la roccia della vita.

 

 

 

 

 

 

Ho scritto queste poesie

"Gli insetti nel giardino" e "Giugno" per mio figlio Gabriele,

e, nello sviluppo delle stesse,

ho usufruito del suo preziosissimo aiuto (anni 9 e mezzo).
Mi è sembrata una cosa simpatica inserirle nel mio sito

come una pagina dedicata alla poesia per bambini.
 

 
   


GLI INSETTI
NEL GIARDINO
.


Salta il grillo nel giardino,
sale il bruco il suo gradino
per cercare un posticino
dove fare un pisolino.

*****
Cerca l’ape un fiorellino
per gustar nettar divino.
Va farfalla e sfiora il pino,
tu ricevi un regalino
se si posa li vicino
coccinella, questo è proprio il suo destino.


 

GIUGNO

Di fragole l’ultimo odore
si gusta ad ogni ore,
han trasformato il fiore
rosse ciliege da stupore.


*****


Giugno galoppa e corre
a presentar d’estate il primo arbore,
tra dì ricolmi di calore
e notti chiare ad ogni ore.


*****


E’ il mondo che s’appresta
a preparar la festa,
ad ornare la sua testa
ed ogni gioia resta.


*****


Scordato con la sesta
ogni triste e funesta
pagina d’almanacco e ciò che resta
è poco più di un sesto a testa.

 
 


LA STANZA DEI RICORDI

A me piace molto parlare con i vecchi, discorrere con lo­ro del più e del meno attento a non tralasciare d'intendere neppure il più piccolo velo di una sfumatura, quando loro, i vegliardi, si pongono placidi con occhi pieni di ricordi a raccontare frammenti di vita ormai accatastati in una stanza, che ora che la stessa vita glielo permette, più so­vente possono scendere a visitare. Varcare quella soglia soli e silenziosi girando l'interruttore per illuminare tra la pol­vere sparsa i loro ricordi.

Quelli più preziosi, ancora lucidi e scintillanti quasi fossero fatti di metalli nobili o cimeli di una prestigiosa collezione che molto spesso viene ammirata e lucidata con cu­ra; gli altri, quelli meno amati o solo meno vivi, lasciati più in disparte, fuori dal colpo d'occhio che si può gettare appena varcata la soglia della stanza e già un po' meno lu­cidi. Fino poi a scovare con lo sguardo attento della memo­ria quelli più impolverati, lasciati lì, in un cantuccio del­la stanza, semi coperti dai primi.

Ebbene, dicevo, molto spesso mi soffermo a chiacchierare con loro, i saggi vecchi. Ma certo non immaginavo che, recan­domi nella vicina cittadella di Sarzana per svolgere alcuni affari, potessi scorgere, lungo la strada che vi si conduce, una vecchierella, che, a guisa di spigliata teen-ager, mi do­mandò un passaggio in auto; o meglio, in gergo, faceva l'auto­stop.

Per la verità, il suo gesto era molto differente dal so­lito pugno chiuso con il pollice rivolto all'esterno. Ella, infatti, alzò la mano blanda, con lo stesso gesto che si usa per indicare la fermata dell'autobus.

Io, superato il primo momento di perplessità, anche per­ché sospettoso che la nonna potesse avere urgente bisogno per risolvere qualche problema, mi fermai e la invitai a salire.

Portava con sé una larga borsa, dalla quale fuoriusciva­no tre grosse forme di pane ed aveva la testa fasciata in un fazzoletto, come era sovente vedere qualche anno fa e forse ancora oggi, magari solamente in qualche paesino di campagna. Sul viso segnato e cosparso di rughe spiccavano due piccoli occhi azzurri.

Mal adagiata sul sedile anteriore della macchina a cau­sa del fastidioso ingombro che le procurava la borsa, la guar­dai, mi ispirava un senso di simpatia misto al naturale ri­spetto che le dovevo data la sua veneranda età.

Settant’ otto anni, mi aveva detto, e, tralasciando i solchi che il tempo le aveva inevitabilmente segnato sul volto e sul­le mani, le si avrebbe dato sicuramente qualche anno in meno; se non altro per la prontezza del suo parlare o per la giovale vivacità che scaturiva dai suoi modi.

Io ascoltavo attento cercando di capire il succo di quel­la preziosa esperienza.

Poi, come quasi sempre succede, si scese dagli argomen­ti di carattere generale a quelli più personali. Pur senza vo­lermi compassionare delle sue disgrazie, mi confidò che aveva una figlia invalida operata l'anno prima per un tumore alla mammella e un marito vecchio e logoro a cui, contrariamente a quanto era successo a lei, la spietata malattia dei molti anni lo aveva reso incapace di badare a se stesso.

Lei era rimasta l'unico pilastro su cui poteva far con­to la disgraziata famiglia.

Ma non si lamentava di ciò, anzi diceva che la vita le aveva insegnato a non lagnarsi per tutto il male che può capi­tare. L'unico rimedio era rimboccarsi le maniche come sempre aveva fatto quando il dovere di moglie e ancor più l'amore di madre, l'aveva costretta a lavorare duramente nelle cave di marmo di Carrara per poche lire al giorno. Spesso si era ri­trovata a girare nelle grandi città, lei umile paesana nativa di un piccolo borgo in provincia di Carrara.

Si capiva dalla serenità della sua espressione che, lun­gi da ogni tentazione di farsi commiserare, era veramente con­vinta di ciò che diceva e le sue parole erano vergini di qualsiasi retorica come invece potrebbe non apparire dal mio rac­conto.

Poi, come spesso succede tra tanto parlare, un silenzio si insediò nell'abitacolo dell'auto e le nostre menti si pro­iettarono a pensare indipendenti.

Arrivati a Sarzana, ci salutammo cordialmente ed ella mi ringraziò con la solita semplicità che aveva mostrato durante tutto il nostro breve incontro.

Ora io mi domando e dico, chi, ascoltando quell'anziana signora ormai alle soglie della vita, non sarebbe rimasto col­pito dalla sua forza, non le avrebbe invidiato la sua tenacia così come ora io le invidio?

E se per ciò m'è parso giusto raccontare questo episodio, quella vecchierella, che io probabilmente non rivedrò più, ri­marrà nella mia memoria con la stessa intensità di un ricordo prezioso, lucido e scintillante e, quando sarò più in là con gli anni, scenderò spesso nella stanza a visitarlo come ci­melio della mia preziosa collezione.

 
  Il castello della poesia.

Un giorno, forse
proveremo ad entrare di soppiatto
nel castello della poesia.
Ci accoglieranno con una gran festa.
Le dame danzeranno sul tappeto rosso con i
loro cavalieri.
Ghirlande e brindisi ci saluteranno mentre
saliamo le scale.
Giullari e buffoni s'inchineranno a noi
e saltando ci omaggeranno di felicità.
La sinfonia dell'animo ci penetrerà dentro.
***
Procederemo lentamente per mano, ammirati,
Io e la mia Poesia.
Le stelle saranno catturate dal firmamento
per formare estasianti lampadari nel
castello.
Solo i sogni potranno entrare in quelle
stanze;
e come un sogno, il più bello,
svanirà all'alba lasciando nel cuore un
oceano di tristezza.
 
 

Fine giugno

Il profumo di un ricordo
si mescola con la malinconia
nell'animo.

E' una giornata anomala
per fine giugno.
Il vento fresco è l'aria frizzante
destano ricordi meno tardi
primaverili.

La bellezza si stende dalle appurane al
mare,
attraverso le verdi piane
e libera leggera la fantasia.

Una fanciulla che corre sull'asfalto,
la schiuma candida di fragorose onde
e il profumo di mare che penetra
dai finestrini aperti dell'auto
fanno godere e gioire di tanta beltà.

Mondo meraviglioso e crudele,
perché noi, come le farfalle,
solo un giorno potremmo godere
nell'eternità.
 

 
   

Pastelli di cera

Pastelli di cera per
disegnare la mia vita,
pastelli di cera per dare forma alle
emozioni,
con colori forti e vivaci
o rossi come tizzoni ardenti
in quei tramonti che ti soffocano di
malinconia.
***
Più sfumati e tenui,
confusi nella penombra del crepuscolo.
***
Per poi giungere,
in un istante tanto breve
( difficile credere sia mai esistito),
nel buio totale della notte
dove ogni remore di ricordo
rimane ancora qualche istante nei cuori dei
cari.
 

   
       
Marco Raiti divinafollia poesiablu

 

 


 

 

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