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Tiziana Paghini 

 
 

SFREGI
 

 Ho camminato sui sentieri del dolore fino ad arrivare in cima a un monte.
I sensi si dilatavano sempre di più. Ad ogni passo si facevano aguzzi, insopportabili.
Io vedevo ciò che gli occhi non dovrebbero mai guardare, e fuggivo lontano. Lontano da tutto questo orrore fatto di tutto e di niente.
Orrore fatto dall’uomo, dalla sua indifferenza.
Non importava a nessuno. Solo a me stesso.
Ho la sensazione di vivere in un mondo che non mi vede, che non comprende i torti subiti dal prossimo.
Eppure le tracce si sentono, si ascoltano, pulsano nella mente e nel cuore.
Il tempo cambia. Guardo il cielo che si fa grigio, sopra la montagna che mi ospita.
I nervi si tendono come corde di violino e a tratti si confondono come fantasmi.
Nell’oscurità si sentono protetti, ma esploderanno non appena il cielo da grigio si farà nero.
Mi ritrovo a pensare ad ogni emozione vissuta, ogni emozione che non vivrò mai.
Vorrei vivere alla luce di un inverno infinito, con neve che ricopre il passato, il presente, il futuro.
Vorrei che la neve ricoprisse ogni cosa, ed io, in cima alla mia montagna non vedrei più niente.
Non vedrei le foreste abbattute e trasformate in colate di cemento.
Non vedrei il mare e il cielo fatti di veleno.
Non vedrei più bambini che muoiono di fame, che muoiono di una povertà assurda.
Non sarei più costretto a guardare le mosche nei loro occhi enormi, colmi di lacrime che non interessano a nessuno.

 
 

 

 

Il cuore accettato per quello che è
 

 Afferro tenacemente l'istante, per capire meglio, per assimilare ogni messaggio capillare della vita, anche se tutto quello che m'interessa è chiuso ben stretto nell'anima.
Sono consapevole di quello che devo sapere. Non mi occorre pensare molto per comprendere ciò che sono tenuta a dare.
Guardo chi mi sta davanti.
E' fragile, a tratti innocente ed infantile.
Sta giocherellando con un elastico verde. Forse neppure se n'accorge, assorto in mille pensieri che non posso scrutare. L'espressione del volto è di un bambino che non ha notizia di quanto è brutto il mondo intorno a lui.
Ha bisogno della mia presenza, della mia protezione. Ha bisogno di lealtà, d'autenticità. Mi sta in fianco e non chiede niente, a parte l'amore.
Mi sta in fianco e respira soltanto grazie alla mia presenza. Gli basta poco per essere felice, anche se dai suoi comportamenti, a volte, sembra che non c'è niente che può farlo sorridere. Il buio dei dolori passati si è preso la luce dei suoi occhi, e quando mi guarda non riesco a percepire cosa c'è dietro la scontentezza che lo affligge. Ha eretto un solido muro di protezione che non consente a nessuno di guardare le debolezze che gli stanno dentro. Forse si è impermeabilizzato al mondo, forse vuole mostrarsi agli altri per quello che non è. Difficile da dire, se non si scorge nulla tra la fitta nebbia delle cose non dette.
L'unico messaggio che riesce a far trapelare dallo sguardo torvo, è una richiesta d'amore assoluto. Nient'altro. Sembra una cosa da poco, una domanda naturale, eppure non è così semplice essere se stessi, cedere gli input, fidarsi degli altri. E se tutto cambiasse, un giorno?
Se lo domanda spesso, ed ogni rassicurazione è solo parola al vento. Del domani non v'è certezza?
Sì, è vero. Del domani si ha un'unica notizia sicura, ma è meglio lasciare che il tempo faccia il suo corso. Il paradiso o l'inferno può attendere?
Potrei fargli la stessa domanda. Potrei ribaltare in toto queste sue paure facendole divenire mie.
Ma se ragiono in questo modo, sono già morta e non lo so!
Se mi ostino a credere che tutti possono tradirmi, scavo una fossa in giardino e mi ci distendo dentro. Magari sotto l'ibisco rosa, che mi piace tanto. Lì c'è sempre l'ombra, fa sempre fresco. L'unica seccatura sono i calabroni che si nutrono del nettare dei loro fiori?
Mandiamo via i pensieri neri, non c'è spazio per la mestizia.
Guardo ancora quell'elastico verde che schiocca. Se dessi libero sfogo all'impulso, lo afferrerei costringendo chi lo maltratta a parlare di se. Tacere non serve a molto.
"Dimmi cosa pensi, cosa ti tormenta!"
Pronuncerei. Ma non avrei risposta.
Una parte di me crede di sapere cosa tace. Non dico nulla, non servirebbe a molto.
Ha solo bisogno di protezione, di sicurezza.
Sono diventata un essere indispensabile. E' una responsabilità grande, a volte mi sento Atlante che sorregge il peso del mondo. Sarò adeguata a ricoprire quest' essenziale ruolo?
Non so che dire. Sento il petto gonfio d'affetto e di un impulso forte, sconosciuto. Cerco di dare una risposta a tutto, ma le vere sentenze sono nel cuore, che deve essere ascoltato senza troppe recriminazioni.
Guardo ancora, senza essere vista. Guardo e penso: chi l'avrebbe mai detto?
Chi avrebbe detto che una corazzo di ferro battuto come la mia potesse essere scalfita così?
La sensibilità fa un effetto strano, aggroviglia lo stomaco, addolcisce i lineamenti, ti attraversa il petto da parte a parte come una lama arroventata.
E' quello che cercavo?
Chiedo. Interrogo il mio io, e so che non otterrei mai una risposta equa da me stessa.
Non importa.
A chi altri dovrei chiedere?
Sono tutti dei bugiardi, ingannano la mia fragilità obbligandomi a pensare come loro.
"Io sono capace di ragionare! Non ho bisogno dei vostri fottuti suggerimenti!"
Quante volte avrei voluto gridarlo in faccia ai tronfi bastardi che si sono presi libertà di giudizio che nessuno ha mai chiesto loro.
Non ne sono mai stata capace. Velo l'ira dietro un atteggiamento pavido che sconcorda totalmente con quello che sono realmente.
Non permetterò mai più a nessuno d'interferire con il mio cuore. Sono io, l'unica padrona di me stessa e dei miei sentimenti. Adesso ho capito chi sono, cosa voglio, cosa cerco. Gli altri, si fottano! Allungo la mano su quella che gioca con l'elastico e l'accarezzo.
Il pezzo di gomma cade in terra, perché la mano che lo trastullava si è abbandonata alla mia, stringendola.
 

 

 
 
       
Tiziana Paghini divinafollia poesiablu

 

 


 

 

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