Se abbiamo degli elementi di base per immaginare la società
slavo-balto-finnica settentrionale e la sua costituzione
ideologica in un’unità interetnica che includa pure i minimi
contributi culturali dei cosiddetti Variaghi ecco che possiamo
immaginare come in questa società governi l’anziano ossia
l’autorità delegata dall’assemblea (la Vece, simile, ma non
corrispondente, al Thing scandinavo!) partecipata da tutti gli
appartenenti alla comunità, mentre le élites economiche (formate
da coloro che poi si chiameranno bojari ossia maggiorenti e
corrispondenti più o meno ai primores slavi della letteratura
franca) hanno la responsabilità, stavolta senza delega
“popolare”, di agire da organo esecutivo dei progetti di vita
approvati. Questo spazio democratico virtuale è apparentemente
aperto, ma in realtà poi le differenze etniche o culturali
troppo accentuate per coloro che vi si aggregano non sono ben
accette se non si allineano al “modello slavo” dell’etnìa più
forte rappresen! tata qui dagli Sloveni. Una tale struttura è
già uno stato? E, se sì, di che tipo? E in che epoca dobbiamo
considerarlo definitivamente costituito?
Che confronti possiamo fare per comprenderlo meglio e senza mai
dimenticare che tutto deve essere, com’è naturale, interpretato
(sarebbe meglio dire, santificato) con il Paganesimo finora
vigente?
Senza voler disquisire troppo sul concetto di stato e sulla sua
esatta definizione (non è questa la sede), aggiungiamo (in parte
rispondendo già all’ultimo quesito) che nell’arco di questo
periodo storico, IX-XI sec., di modelli statali immediatamente
intorno alle Terre Russe da studiare e da imitare ce n’erano e
qualcuno era molto antico e per questa ragione di provato e
affidabile funzionamento. Purtroppo fino alla metà del X sec. di
Novgorod non sappiamo granché e non possiamo fare che delle
congetture, per quel che valgono, di quel che presumibilmente
stava accadendo in questa regione. Se ci riferiamo alla
storia del Mar Baltico c’è ben poco nelle fonti da questo lato.
Nell’800 ca. nasce Birka/Björkö collocata sulle rive di un lago
(Mälar) svedese e arretrata rispetto al mare di poco meno di una
cinquantina di km, pressappoco come Novgorod. In questa “sorella
maggiore” agli inizi del X sec. (ca. 864) già si notano
interessanti cambiamenti politici, avendo essa risvegliato
l’interesse dei vari signorotti scandinavi (e non solo di
costoro, ma anche dei mercanti frisoni) e del Vescovado di
Amburgo-Brema attivissimo per cristianizzare Birka e difenderla
dai continui assalti danesi. Sembra che il monaco fondatore del
centro cattolico sant’Anscario giungesse fin in Curlandia per
predicare e dunque tutto questo deve aver certamente avuto
qualche eco fra gli Sloveni novgorodesi. I documenti purtroppo
tacciono su queste relazioni baltiche giacché neppure a Birka si
nota al momento alcuna migliore conoscenza delle Terre Russe.
Ci meraviglia che non si riesca a capire in modo chiaro se gli
Sloveni abbiano frequentato quel mondo balto-vendico a loro più
vicino e più congeniale (e non solo per il tramite “variago”),
prima che le CTP non ci diano qualche notizia sulla repubblica
novgorodese benché siamo convinti che stretti contatti col mondo
dei traffici baltici ormai abbastanza intensi intorno alla metà
del IX sec. c’erano! Un territorio così grande da sfruttare e da
gestire era davvero un patrimonio incalcolabile per tutto il
Nord. E’ mai possibile che il segreto di come impadronirsene si
sia conservato così a lungo? Purtroppo la realtà è che non
riusciamo a fare dei confronti giacché i documenti sono troppo
scarsi. Non è però tutto così spaventosamente misterioso,
perché la persona che avrà una visione d’insieme è proprio di
queste parti, Olga di Kiev . Nata a Vybutsk (una leggenda
bielorussa la dice fondatrice di Vitebsk, confondendo i due
toponimi), un villaggio nei dintorni di Pskov, e figlia di
Variaghi (il suo nome in realtà è Helga), ma ormai slavizzata al
punto giusto. Per la verità esiste anche il sospetto che
schiatta e luogo di nascita siano altri (Bulgaria Danubiana ),
ma noi accettiamo la versione sopra data sulle origini perché
Olga ci sembra conscia più di altri (nei suoi atti) delle
“situazioni settentrionali”.
Olga appare nelle CTP verso la seconda metà del X sec. quando si
trasferisce a Kiev per convolare a nozze con Igor e sarà la
prima ad accorgersi che la sua nuova patria ha un’individualità
politica e un’organizzazione economica più favorevole di tutte
le altre città russe e quindi di gran lunga superiore
politicamente a Novgorod che è invece ai suoi primi passi. Un
embrione di stato con capitale Kiev esiste dunque proprio in
funzione dello spazio e delle genti che i locali slavi Poljani
hanno saputo assoggettare già intorno alla fine dell’VIII sec.
d.C. e già il knjaz di Kiev compie il cosiddetto poljudie
(specie di tournée di raccolta delle imposte) impersonando
l’autorità garante dell’ordine e la rappresentanza divina che
concede la vita alle stesse genti . Fra le tribù che il knjaz
tocca si annoverano alcune genti del Nord come Dregovici e
Krivici (sebbene perifericamente).
Se Kiev non può vivere senza l’apporto delle merci del Nord, il
Nord, a sua volta, non può evitare di usufruire della logistica
e dei mercati del Sud… quando conviene! Siccome però Kiev
è il punto dove i traffici si possono concentrare meglio per poi
essere smistati, con gli uffici degli espertissimi mediatori
internazionali che qui operano, verso il Mar Nero e accedere ai
mercati più ambiti e raffinati del mondo, fra cui
Costantinopoli, ecco che il nuovo soggetto politico che si va
consolidando
sulle rive del Volhov non può restare separato dallo stato
kieviano, come Olga lo immagina. La politica che essa
inaugura perciò, seguita nell’intento dal debole marito Igor’
già quando costui era ancora in vita, è di avvicinarsi e di
fondersi dapprima alla comunità slavo-poljana di Kiev,
rafforzandola (fusione politico-culturale necessaria) contro la
soggezione cazara della quale occorre liberarsi, per poi passare
all’annessione del resto delle comunità sparse nel territorio,
nei modi possibili e permessi dai mezzi del tempo.
Si accorge che molti stati europei stanno guardando con
interesse da questa parte d’Europa (gli Ottoni, il Regno Franco
in generale, i famigerati Cazari) e quindi decide che non può
lasciare che la Terra Russa sia considerata una semplice miniera
da sfruttare a piacere usando dei suoi abitanti come se fossero
dei semplici “animali selvaggi” o schiavi di poco valore . In
più, l’élite kieviana deve essere riconosciuta come l’unico
vertice del potere nelle Terre Russe con il quale trattare ed
essa deve poter scegliere liberamente i suoi partners politici e
commerciali e overnare i sudditi secondo le proprie tradizioni e
le proprie usanze. Per far ciò deve saper amministrare anche i
propri affari, in modo ottimale. Olga avrà il vantaggio di
essere la prima a viaggiare da una parte all’altra delle Terre
Russe in modo diverso dal poljudie e, pur rendendosi conto della
difficoltà delle comunicazioni nell’immenso territorio, prenderà
nota delle lingue e delle culture dei sudditi possibili come
potrà e inizierà, non appena avrà concentrato il potere nelle
sue mani, l’applicazione d’un sistema che tenga questa realtà
eterogenea unita e preparata ad essere governata dai suoi
discendenti. Sarà lei a fissare i concetti di imposta cioè
il dan’ da cedere a Kiev quale complesso cittadino e città
capitale e delle prestazioni di lavoro a tempo determinato o
uroki dovute invece al kniaz (oggi in russo si chiamano così i
compiti dei ragazzi da mostrare al maestro un certo giorno a
scuola!). Disseminerà il territorio di specie di grandi alberghi
(pogosty) per il knjaz e per il suo seguito quando questi si
recheranno presso una certa località per andare a caccia o per i
funzionari kieviani mandati a raccogliere il tributo o dove
esercitare le funzioni di tribunale supremo nelle liti fra
villaggio e villaggio. Il primo passo di Olga per mettere Kiev
in condizioni di poter amministrare razionalmente è eliminare
l’interminabile poljudie che ancora si compiva ai suoi tempi.
Non si può lasciare Kiev sguarnita del suo knjaz per così lungo
tempo! Al ritorno (dopo mesi di assenza) c’era sempre il
pericolo di ritrovarsi spodestati! Anche il potere della Vece
kieviana che pur a! vrà ancora un peso negli anni a venire, sarà
ridimensionato. Alla fine i ruoli sono fissati: Kiev rimane la
Madre delle Città Russe e il Nord è la regione che produce, ma
nell’ambito di uno stato unitario kieviano! E’ un compito
davvero immane per questa donna dove si richiede la raccolta di
informazioni per formarsi la conoscenza occorrente a concepire
tale complicata organizzazione che lasci il segno della
modernità in tutta la Pianura Russa. Se dobbiamo credere alla
tradizione, la presenza di Olga ha lasciato memoria in
moltissimi posti, da Nord a Sud e fin nei pressi di Monsignor
Grande Novgorod… E allora vediamo di conoscere gli eventi
che conducono Olga ad approdare a questa rivoluzione e ai suoi
importanti risultati. Da dove iniziare? Da Oleg naturalmente che
con le sue azioni selvagge certamente non avrebbe mai immaginato
che si potessero realizzare grandi cose nelle Terre Russe, oltre
al saccheggio. Da quel poco che si riesce a cogliere dai
documenti della personalità di costui si può dedurre proprio
l’estrema rudezza e l’immensa avidità. La tradizione popolare
russa però ce lo ha tramandato in tutt’altro modo e persino
positivo, ma forse gli aspetti del suo agire ambizioso e la
fortuna di indovinare quasi sempre l’esito vittorioso dei suoi
scontri, rispetto al passivo Igor’ che non partecipa alle
imprese del suo ex protettore (opekun), giustificano il
soprannome che gli è rimasto addosso, Vesc’c’ii ossia il
Chiaroveggente, ma non basta a renderlo un personaggio notevole
nella creazione del primo stato russo… Siamo dunque a Kiev
dove il nostro knjaz sta aspettando l’occasione buona per poter
assalire la mitica capitale dell’Impero Romano… Tuttavia per
qualche anno, pur registrando qualche scorribanda qui e là, deve
starsene tranquillo poiché la situazione per Kiev è abbastanza
difficile da quel lontano giorno della sua entrata trionfale in
città. Ci sono infatti importanti movimenti di nomadi nelle
steppe ucraine e i gli scontri coi Cazari sono diventati più
frequenti.
Persino i Magiari sono stati costretti ad abbandonare la loro
sede dell’Alto Volga essendo stati coinvolti direttamente nei
disordini e così da qualche anno, addirittura, sono fermi sotto
Kiev mettendo in crisi la città e la sua regione.
Sfortunatamente occorrerà abituarsi a questi inevitabili
problemi che nascono nelle steppe a causa della collocazione
geografica: Basta occupare il basso corso del Dnepr perché i
traffici dalla città risultino impediti o strozzati dai pesanti
balzelli e dalle razzie tipiche dei nomadi! Comunque sia, quando
finalmente i Magiari valicheranno i Carpazi e si sistemeranno
definitivamente nella Pannonia già slava, per Oleg giunge il
momento d’agire. Riunite le bande variaghe che gli obbediscono,
si mette in campagna militare diretto a Costantinopoli. Siamo
nel fatidico 907 (anno 6415 del calendario ortodosso)…
La sequenza delle azioni militari descritte nelle CTP sono
quelle canoniche: Una corsa con le navi dal Dnepr fino al
Bosforo, mentre sulle rive seguono, forse sotto l’apparenza di
mercanti che portano cavalli da vendere, altri uomini armati.
Una volta riuniti questi a quelli che sono arrivati dal mare, si
da l’assalto alla città. Naturalmente niente sfondamento di
mura, perché non ci sono i mezzi adatti, ma la solita
rappresaglia di devastazione delle case fuori delle mura
teodosiane (il cosiddetto Corno d’Oro è stato sbarrato con le
catene sott’acqua costringendo Oleg a fare tutto un giro via
terra per giungere sotto le mura) allo scopo di obbligare
l’Imperatore a venire a patti ossia a pagare riscatti per i
giovani catturati e per ricavare quant’altro sia possibile.
C’è un problema: Questo assalto, la sua conclusione a favore di
Oleg e tutto il resto di leggende e fatti curiosi legati
all’impresa non hanno alcun riscontro nella storiografia
imperiale romana contemporanea! Vale perciò la pena fare qualche
considerazione, condividendo lo scetticismo espresso sulla
realtà dell’episodio già nel 1800 dallo storico N. Polevòi .
Prima di tutto, sappiamo che i kieviani non avevano una
cavalleria e inoltre che, per cause politiche “bulgare” di
quegli anni, non era possibile transitare lungo le rive del Mar
Nero fino al Bosforo così tranquillamente! Le CTP poi parlano di
2000 navi russe con relative ciurme sotto Costantinopoli, ma
sono numeri veramente improbabili! Al contrario, e l’abbiamo già
detto, è inutile immaginare vere e proprie flotte di navi lungo
i fiumi russi. E’ più realistico vedere un duecento barconi
legati l’uno all’altro affinché, a causa di una manovra
sbagliata, non comincino a girare su se stessi trascinati dalla
corrente. Infatti, scendere il Dnepr in sé non è facile. Il
grande fiume non è navigabile con grosse navi agevolmente
neppure oggi per le sue numerose rapide che si possono superare
soltanto con un sistema di chiuse con salti di oltre 30 m. Tale
situazione ra talmente famosa che già l’Imperatore Costantino
VII ne fa una descrizione e parla con ammirazione della capacità
d! ei russi di riuscire a saltare ben sette cateratte prima di
giungere alla foce del Dnepr. I russi infatti erano conosciuti
come esperti costruttori di barche, ma non di navi! Famose erano
le loro imbarcazioni smontabili e per due motivi: 1. sapevano
utilizzare tutto il legname ricavabile da un unico albero scelto
apposta per ricavarne una sola e capace barca e 2.
sapevanomanovrarle in tal modo da essere veloci a fuggirsene
dopo un assalto (dromites li chiama Costantino VII Porfirogenito),
purché le acque e le correnti lo permettessero. In queste
condizioni come ci si può aspettare un convoglio in movimento di
duemila barche? Insomma è un’evidente iperbolica aggiunta delle
CTP. Comunque sia, una volta passate le rapide le barche
faranno una breve sosta (dopo che le ciurme hanno ringraziato e
sacrificato agli dèi per essere arrivate sane e salve)
nell’isoletta oggi detta di san Gregorio e una volta
chiamata Berezan’ e soltanto dopo proseguiranno fino alla foce
oltre il liman’ (laguna del Dnepr in comune con il Bug). Di qui
sono in vista della Crimea e virando verso Sudovest fino
all’ormai vicina Mesembria (oggin Nesebar poco oltre Varna)
possono continuare in direzione di Costantinopoli (oggi
Istanbul), costeggiando (alla lontana) lungo le terre dei
Bulgari danubiani. A questo punto è impensabile che costoro
avrebbero mai lasciato passare un’armata straniera lungo la
costa e… a cavallo, senza controllarla e farsi pagare il
transito! Se la verità sulla spedizione di Oleg è tutta da
sfrondare dalle inutili esagerazioni, occorre però chiedersi: A
che giovava conservarla così per i posteri?
Per la verità si sta costruendo una parvenza di legittimità
intorno alla dinastia kieviana e perciò si individuano, ovunque
si trovino, quei personaggi dei quali la tradizione popolare ha
conservato un ricordo positivo per legarli al destino che il dio
cristiano ha fissato affinché nel 1015 Jaroslav (detto poi il
Saggio) possa sedere di diritto sul trono dei “suoi avi” a Kiev
e abbia, allo stesso tempo, confermata la sua autorità su
Novgorod!
Inoltre nelle CTP per giustificare l’assalto di Oleg ci si rifà
ad un vecchio trattato di pace con i greci che andava
riconfermato, senza ricorrere a concessioni o essere spinti
dalla necessità del momento, e si mostra che la riconferma
“ottenuta” è un “gran successo” del nostro personaggio. Gli si
attribuisce persino il merito di qualche miglioria nel nuovo
accordo! Non entreremo qui nei particolari del trattato,
apprezzatissimo da parte kieviana come possiamo immaginare, ma
sottolineiamo ancora una volta l’enorme importanza che rivestiva
la gestione dei traffici diretti a Costantinopoli, se affidati
in esclusiva a Kiev e al suo fiume. E, per di più, l’élite
variago-slava adesso è direttamente compartecipe ai profitti
delle compra-vendite! Oleg è diventato il capo-mercante che
tratta
da socio con gli ebrei Rahdaniti ! A questo punto non
resta che assicurarsi il controllo dello stretto di Kerc’
(chiamato dai greci Bosforo Cimmerio dove la città-chiave per il
suo controllo è Tamatarha ossia Tmutorokan in mano ai Cazari)
dove sbocca il Don per controllare il bacino settentrionale del
Mar Nero e il gioco è fatto.
Teniamo a mente questi punti perché li vedremo ricomparire,
nella nostra storia.
Nel 911 Oleg muore… Dove e come non si sa esattamente, come
avevamo accennato prima, ma giunti qui non c’interessa più
perché la scena cambia del tutto quando a Kiev gli succede
Igor’! Non è una successione semplice e
ancora una volta leggendo le CTP ci accorgiamo che la situazione
dei sedicenti discendenti di Rjurik non è assolutamente chiara.
C’è una lotta spietata, condotta anche con mezzi subdoli, fra il
variago Sveneld e Igor’ per il “trono” di Kiev e le liti e le
vendette dureranno per molti anni, finanche rivolte contro Olga
o Svjatoslav o i figli di quest’ultimo. Il primo scontro fra i
due capi variaghi si ha già nei primi anni quando Igor’ e
Sveneld insieme cercano di sottomettere i “selvaggi” Drevljani
del fiume Uzh (non lontano da Kiev) e i loro alleati Ulici che
controllano il Bug e, perciò, la foce del Dnepr. La guerra
durerà tre anni finché la capitale degli Ulici, Peresecen’,
viene data alle fiamme, i Drevljani si ritirano e a Sveneld, il
vincitore, resta il diritto di ritirare il tributo e tenerlo per
sé. Dopo questa vittoria che dovrebbe aver assicurato il
passaggio verso il Mar Nero nelle CTP durante il “regno” di
Igor’ (e di Sveneld?) i Variaghi Rus’ li troviamo menzionati
poche volte, ad esempio quando partecipano alle guerre
dell’Impero Romano d’Oriente come ausiliari contro gli Arabi.
Nel frattempo nelle steppe ucraine sono comparsi ancora nuovi
soggetti politici: i nomadi Peceneghi. Per questa ragione Kiev
deve tornare a lottare per il controllo della sua corrente verso
il Mar Nero e, per di più, è preoccupata per gli sconfinamenti e
le conseguenti azioni di disturbo di queste nuove genti a
cavallo. Se i Variaghi Rus’ li abbiamo trovati nel
Mediterraneo impiegati da Costantinopoli, anche i Cazari spesso
e volentieri li ingaggiano nell’Anticaucaso e lungo le coste del
Caspio per le loro spedizioni punitive, pagandoli profumatamente
(metà del bottino ricavato). E come mai Kiev non sa niente di
queste imprese, dato che la CTP non ne parla? Eppure Oleg era
stato dalle parti del Volga nell’886 per imporre il tributo agli
Slavi Radimici…
Sicuramente “quei Rus’” non sono di Kiev, troppo lontana e ormai
rivolta più ad Occidente, verso Costantinopoli, con la quale
Oleg aveva rinnovato il trattato di collaborazione economica
ancora una volta nel 911. E’ probabile che fossero allora
novgorodesi o gli “apparentati” slavi di Rostov. E allora
perché, se appunto queste imprese le conosciamo da osservatori
esterni, gli armati si fanno chiamare Rus’ che è il nomignolo,
ormai acquisito, dei Variaghi di Kiev? Dichiararsi Rus’ è forse
una specie di lasciapassare dalle parti del Caucaso e del Volga?
Secondo noi in parte ciò si spiega se pensiamo che la soggezione
dei Poljani ai Cazari, come d’altronde ci raccontano le CTP, non
è una sudditanza di uno stato sotto un altro più forte giacché
in realtà Kiev non è ancora considerata uno stato vero e proprio
col quale si possa trattare o stringere accordi… da parte cazara!
Vi manca una dinastia sovrana! Se confrontiamo Kiev con la
Bulgaria dell’Oka nello stesso periodo, ci accorgiamo subito
che, mentre i figli del signore bulgaro sono trattenuti presso
il Kaghan (imperatore) cazaro come ostaggi (così si usa fare
quando si assoggetta uno stato), Svjatoslav invece è sempre con
sua madre Olga. Concludendo, ciò è un’altra prova che uno
stato “unitario” che includa tutte le Terre Russe ancora non
c’è, malgrado le grandi imprese dei knjaz “maschi” descritte.
Sfogliando le Cronache dobbiamo attendere l’anno 941 per sapere
di un’impresa che Igor’ conduce prima lungo le coste dell’Asia
Minore, e qui con qualche esito favorevole, ma che poi continua
fin contro Costantinopoli. Messo in rotta dal famoso fuoco
greco, deve però tornarsene a Kiev, scornato. Nel 944 Igor’
annuncia una nuova discesa verso Costantinopoli e questa volta
viene tempestivamente fermato già sul Danubio dai ricchi doni
che l’Imperatore gli manda in compenso d’un saccheggio evitato.
Si vede bene che Igor’ è ancora un semplice capobanda alla
ricerca di bottino e non un sovrano, come lo intenderemmo noi.
L’Imperatore Romano lo ha capito e fa un ulteriore tentativo per
trattenere Igor’, mandandogli un’ambasciata con la rinnovata
richiesta di chiudere le ostilità con un
trattato di “pace eterna” e con i soliti tanti doni. In questi
anni la nostra Olga di Pskov è già una sposa di Igor’ in mezzo
alle altre mogli (vige la poligamia, naturalmente). Tuttavia è
riuscita a guadagnarsi una certa preminenza e non solo perché ha
dato alla luce l’unico figlio riconosciuto da Igor’, ma perché
ha un certo carattere e possiede un certo saper fare. Di comune
accordo col marito, per la politica di amicizia con i Poljani,
al bimbo è stato dato il nome slavo di Svjatoslav. Al tempo
dell’ambasciata dei greci che abbiamo appena ricordato, Olga è
ancora molto giovane mentre il ragazzino dovrebbe avere intorno
ai 4 anni d’età… A Kiev Olga è subito giudicata persona
molto attenta e curiosa dal modo in cui presenzia le cerimonie
degli incontri con i greci mostrando anche un grandissimo
interesse. Fa persino le proprie critiche a Igor’ che percepisce
in qualche modo la forte personalità di questa sua moglie.
D’altro canto questa giovane donna “politicamente ingombrante”
deve essere stata notata dai misogini greci che ne riferiscono
all’Imperatore e, chissà, proprio per il tramite di qualche uomo
inviato da Olga, Costantino VII Porfirogenito raccoglierà le sue
preziose informazioni sulle Terre Russe, Sud e Nord, che poi ci
lascerà nei suoi scritti… L’ambasciata greca si chiude dunque
positivamente, ma subito dopo una lite fra Sveneld e Igor’ porta
quest’ultimo ad essere purtroppo ucciso dai Drevljani nel 945. E
qui Olga da vedova accorta gioca le sue carte in modo da essere
nominata reggente in nome di Svjatoslav, ancora troppo giovane,
contro le pretese di Sveneld e di un fantomatico “fratello” di
Svjatoslav a nome Olaf (in russo Uleb o Gleb). Per sicurezza
Olga stabilisce il suo quartier generale nella vicinissima Vysc’gorod,
dove affida il figlio alle cure del fidato variago Asmud. La sua
residenza sarà Kiev, ma ogni volta che potrà si chiuderà a
riflettere nella sua preferita Vysc’gorod ! La sua nuova
posizione politica gli fa sperimentare una diversa visione del
mondo, ma le suscita nuove esigenze e nuove curiosità che il
paganesimo composito dominante sembra non riuscire a soddisfare.
La cultura costantinopolitana in verità l’ha affascinata! Ecco
dove Olga, con i pochi cristiani lì presenti che ormai
frequenta, inizia a cogliere i vantaggi del Cristianesimo.
Soprattutto le viene suggerito che uno stato rimane unito
intorno al suo sovrano soltanto se c’è il consenso dei sudditi e
questo consenso si ottiene facilmente, se si applicano i
modi di fare e i comportamenti cristiani. La Chiesa cristiana
infatti garantisce coi suoi riti e le sue celebrazioni continue
la sacralità del sovrano e la giustezza di ogni sua azione, cose
che il Paganesimo slavo non riesce a fare in modo così profondo.
Tutto andrebbe per il suo verso se Olga non dovesse però lottare
per convincere il suo entourage variago-slavo ad accogliere le
nuove idee e la lotta è impari giacché le forze ostili sono
molte persino all’interno della sua stessa famiglia…
Finalmente si sente sicura della sua posizione e decide di
poterintraprendere il suo secondo viaggio (il primo lo ha già
compiuto fra i Drevljani, per sottometterli all’autorità di Kiev
dopo essersi vendicata per l’uccisione di Igor’). Va a Novgorod…
La laconicità delle CTP ci impedisce di capire il pregresso di
questa decisione a recarsi così lontano sebbene sembri che le
trattative coi novgorodesi si svolgano pacificamente e nella
comprensione reciproca. Certo, Novgorod non è ancora passata
allo stadio di metropoli rispetto al territorio tutt’intorno e
quindi non può neppure impedire che Olga si ritagli dei propri
domini “di caccia” lungo la Msta, il cosiddetto Dominio di
Jazhelbyzi, o lungo la vicina Luga nell’Ingria. Quest’ultimo
fiume versola foce corre parallelo alla Narva e quindi è
strategicamente importante dalla parte di Pskov…
E’ forse una strategia di accerchiamento da parte di Olga? Non
lo sapremo mai, ma probabilmente l’intento è proprio quello: Dal
fiume Luga si controllano i passaggi sul Baltico e dalla Mstà i
rapporti con i Vepsi, i principali fornitori di merci nordiche.
Oltre a ciò, se leggiamo (per quanto riusciamo) i contenuti
rimasti dell’Ustav (regolamento o prescrizione) concesso anni
dopo da Jaroslav a Novgorod, capiamo che, delle otto parti in
cui si divise il territorio intorno alla repubblica, cinque
erano di stretta amministrazione novgorodese, mentre gli altri,
fra cui quelli scelti da Olga, andavano ai “novgorodesi di Kiev”
come parte del diritto di sfruttamento e dei quali Olga si
era autoeletta rappresentante. Fuori del discorso rimase
invece Polozk dei Krivici, come pure niente sappiamo di Rostov
dei Radimici o delle altre città in zona Volga già toccate
dalle scorribande di Oleg.
Ormai siamo intorno al 947 d.C. e gli intenti molto pratici per
cercare di costituire dei legami abbastanza forti e permanenti
fra Kiev e Novgorod hanno raggiunto i loro scopi: Consolidare il
ruolo economico del Nord col Sud e non alimentare troppe
tensioni fra città abbastanza diverse. Forse lascia un suo uomo
(rappresentante o namestnik) a Novgorod (non a risiedere in
città!) e, una volta tranquilla sulla situazione novgorodese, la
nostra eroina passa ora alla conquista del più grande mercato
del mondo:
Costantinopoli!
Avrà forse saputo anche dei contatti dei Magiari con
Costantinopoli e non vorrebbe essere preceduta nelle preferenze
dell’Impero e nel 955-56 (ma forse meglio nel 957, se si vuol
far coincidere la data della CTP con quella dei documenti
bizantini) intraprende un altro dei grandi viaggi della sua
vita, stavolta in gran pompa, verso la favolosa Grande Città
ossia Miklagårdr o Costantinopoli o Zar’grad, tradizionale e
anelata meta dei suoi antenati variaghi!
Con la fama che ha acquisito (compresa la sua avvenenza divenuta
proverbiale) otterrà immediatamente l’invito a visitare il nuovo
Imperatore Costantino VII e il suo viaggio rimarrà famoso nella
letteratura medievale poiché servì di modello per riordinare la
serie di cerimonie legate all’accoglienza di importanti missioni
barbare o di sovrani stranieri. Il viaggio è descritto in
tutti i particolari come avvenuto il 9 settembre957 e durato
oltre un mese nel De Caeremoniis Aulae Byzantinae di Costantino
VII Porfirogenito… Non ci fermeremo su ogni aspetto del
viaggio stesso, ma noteremo subito che la sua lunga durata ci
suggerisce come Olga abbia avuto la possibilità di informarsi
bene sull’organizzazione della Chiesa e sul suo ruolo reale
nella conduzione degli affari di stato a fianco della figura del
sovrano di fronte ai propri sudditi. Non solo! A quanto sembra,
da catecumena a Kiev, sarà battezzata a Costantinopoli giusto in
questa occasione dal famoso e bizzarro Patriarca Teofilatto (si
dice che avesse 2000 cavalli e che li nutrisse con mandorle e
zafferano!) che le darà il nuovo nome cristiano di Elena. Il
rito la trasformerà in “unta del Signore” dando un aspetto
sacrale ed un potere miracoloso, finora mai avuti, alle sue
parole e alle sue azioni. In verità Olga aveva già tentato un
avvicinamento al resto dei regni cristiano-slavi e franchi prima
di recarsi a Costantinopoli giacché sappiamo che aveva fatto
richiesta in tal senso anche presso Ottone I . La risposta,
ossia l’invio di un vescovo a Kiev che organizzi la chiesa
esistente battezzando la sovrana e mettendola sotto la sua santa
protezione, si farà attendere troppo a lungo. Adalberto di
Weissenburg, il vescovo designato, arriverà qui da Magonza
soltanto nel 962 quando Olga ha definitivamente stretto i suoi
legami con Costantinopoli. Purtroppo dopo una rapida occhiata in
giro, Adalberto deve tornarsene a casa senza aver concluso
nulla, quasi scacciato dalla stessa Olga che non gli dà nessuna
scorta per la via del ritorno …
Per inciso accenniamo al fatto che sulla data del suo battesimo
ci sono alcune incongruenze tanto da lasciar supporre che di
viaggi sul Bosforo ne abbia fatti ben due e che Costantino VII
in una di queste visite addirittura abbia chiesto la sua mano,
innamorato della sua bellezza (!), e che Olga abbia osato
rifiutare.
Malgrado ciò il risultato maggiore della visita sul Bosforo è
che Olga è stata riconosciuta “figlia” dell’Imperatore e
Arhondissa dei Rus’, (ARHONDISSA) sebbene quest’ultimo titolo non sia
di quelli maggiori per una donna come lei. Adesso Kiev non è più
sola al mondo, ma è considerata degna di trovarsi in mezzo alle
altre società europee e si attende soltanto il prossimo passo:
Battezzare tutti i suoi sudditi presenti e futuri diventando uno
stato cristiano con una chiesa organizzata così poter avere un
ruolo maggiore fra le altre nazioni e persino una missione per
la conversione degli altri principi del mondo. Forse a noi
contemporanei del XXI sec. il passaggio da una religione di tipo
“animistico-panteistico” ad un’altra “monoteistica” sembra quasi
una cerimonia del semplice rito di un battesimo, attraverso la
quale senza neppure accorgersene. Nel caso della nostra Olga non
è così. Si tratta per lei di abbandonare tutto un mondo di
credenze che coinvolgono il comportamento personale di ogni
giorno come il vestirsi, il parlare, il gesticolare, il
cibarsi etc. e le interrelazioni con gli altri come amare,
odiare, giudicare, condannare e perdonare per un altro in cui i
valori e i riti legati a queste interrelazioni sono abbastanza
diversi. E non solo nelle relazioni fra uomini, ma anche con gli
oggetti e con il resto dei viventi permeati questi come sono di
forze magiche favorevoli od ostili con le quale occorreva
confrontarsi per riuscire a sopravvivere e che ora devono essere
visti come rappresentanti di deità generalmente negative. Non
più sacrifici umani, non più suicidi sacri d! i mogli e di
giovani, di animali etc. E’ un bagaglio culturale di millenni
che occorrerà abbandonare…
D’altronde l’esempio dei “selvaggi” Magiari è davanti a lei! Il
loro condottiero Taksony non ha forse trovato conveniente
l’avvicinamento con l’Impero Romano e col Cristianesimo per
consolidare la sua posizione in Pannonia? Ed ora prospera…
vendendo i cavalli !
Grandi cose, quindi… E giusto da qui inizia la lotta fra due
partiti che si formano quasi subito intorno a lei. Quello
cristiano, di cui lei è il leader, è debole giacché ha dalla sua
parte solo la piccola minoranza cristiana e… senza o con poche
armi (qualche Variago cristiano c’è)! Il “partito” pagano invece
richiede un’ulteriore riflessione. Siccome nella parte di
società guerriera della città il knjaz è sostenuto e difeso
dalla banda variaga di armati legati fra loro da un patto di
sangue e chiamata druzhìna, nel nostro caso è rappresentato
proprio da quella del defunto Igor ed ora ereditata dal piccolo
Svjatoslav in cui una donna, seppur reggente, non potrebbe mai
esserne il capo ! Di conseguenza la druzhìna è dominata dai già
noti Asmud e Sveneld, assolutamente contrari a perdere i loro
privilegi di saccheggio edi razzia. Questa banda deve essere
mantenuta, nutrita e vestita e non può essere semplicemente
compensata ad imitazione dei Romani con concessioni di terre da
coltivare o da sfruttare in modo pacifico (contrattuale), come
Olga vorrebbe fare! Sarebbe un disonore per un guerriero… A
questo punto è facile per noi affermare che Olga di Kiev, con la
sua importanza (o provincialità, a seconda dei punti di vista),
è “reggente” riconosciuta dall’Europa (ricordiamo che nel X sec.
l’Impero Romano d’Oriente è la massima autorità politica e
religiosa del continente cristiano!) e, una volta impostate e
implementate le nuove regole, è la vera fondatrice dello stato
kieviano e della dinastia di knjaz (altro che Rjurik!) che d’ora
in poi dominerà le Terre Russe, malgrado il falso epiteto di
Rjurikidi.